mercoledì 7 ottobre 2009

Siete gay? Allora non giochiamo

(ricopio un articolo tratto da Eurosport Italia, 6 ottobre 2009)

Siete omossessuali? E allora noi con voi non ci giochiamo.

Succede anche questo, all'alba del 2009, nel mondo del pallone. E succede in Francia, paese tanto civile quanto orgoglioso di un'eredità illuminista fatta di libertà, fraternità e, almeno sulla carta, uguaglianza. La Francia di messieur Platini, che tanto si sta sbattendo per sensibilizzare tutto il mondo del calcio sul tema della lotta al razzismo e alla discriminazione, di qualunque forma essa sia, e farne una delle priorità assolute dell'uefa.
Vittima del fattaccio, un Club che ha scelto di fare del pallone uno strumento di lotta per l'affermazione dei propri diritti, scegliendosi perfino un nome che non lascia spazio a equivoci: Paris Foot Gay. Un club che gioca nel campionato amatoriale francese, e che, sottolineano i suoi dirigenti, "è aperto a tutti, etero e omosessuali, orgogliosi di lottare insieme contro i pregiudizi e le discriminazioni".

I fatti risalgono a sabato scorso, quando negli uffici del Paris Foot Gay arriva una mail spedita dai rivali del Creteil Belel. Poche righe per comunicare la decisione, ovviamente unilaterale, di annullare l'incontro tra le due squadre, previsto per il giorno successivo: "Siamo spiacenti, ma a causa del vostro nome e in conformità ai principi della nostra squadra, composta da giocatori musulmani, non possiamo giocare contro di voi. Le nostre convinzioni sono di gran lunga più importanti di un semplice incontro di calcio". Toni molto compiti, con tanto di gentili scuse finali "per avervi avvertito in ritardo", a coprire un pregiudzio odioso. O chissà, magari anche il timore che quei "maledetti pervertiti" avrebbero approfittato dell'occasione per marcare un po' troppo da vicino i poveri giocatori del Creteil...

Che il mondo musulmano abbia un atteggiamnento a dir poco rigido nei confronti dell'omossesualità non è cosa che si scopre oggi, e basterà qui ricordare che essere gay è ancora reato in quasi tutti i paesi dell'Islam. Con pene niente male, che vanno dall'anno di reclusione previsto in Libano e in Siria, ai dieci anni nei Territori palestinesi e in Bahrein, fino alla pena di morte che può colpire gli omosessuali di Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Yemen. Pene durissime che non impediscono che, in tutti quei paesi, la scena gay e (in misura minore) lesbo, sia assai vivace e frequentata, per quanto super-clandestina, a conferma di un semplice dato di fatto che forse, un giorno, verrà accettato da tutti, serenamente, in tutto il mondo: amare persone dello stesso sesso (ci sembra così banale scriverlo... infatti lo è) è qualcosa di assolutamente naturale, che non a caso esiste da quando esiste l'umanità. E che difficilmente pene, sanzioni, o mazzate nei denti (come accaduto più volte nell'ultima, scintillante estate italiana) potranno convincere un uomo attratto da un uomo, o una donna attratta da una donna, a "guarire" da una "malattia", o da una "diversità", che tali non sono.

Quello che un po' sorprende, e molto rattrista, è che queste cose accadano appunto in un paese come la Francia, da parte di rappresentanti di quella minoranza musulmana che pure, essendo a sua volta vittima di tante discriminazioni, e ancor più numerosi pregiudizi, forse potrebbe essere un po' più aperta al confronto di quanto non impongano i dettami della religione. E che il tutto succeda nel mondo del calcio, che noi ci sforziamo ancora di considerare, sempre più a fatica, uno straordinario strumento di aggregazione e comunicazione tra popoli e culture diverse.

La speranza è che dal mondo del pallone arrivi un segnale forte in questo senso. Il club parigino ha presentato subito esposto alla Commission Football Loisirs, organismo indipendente dalla Lega francese di calcio, che organizza il campionato amatoriale. L'associazione ha per ora espresso il proprio stupore, ma ha anche convocato il club Crèteil Bèbel, nei confronti del quale potrebbero essere adottate sanzioni.
Noi speriamo che il condizionale si traduca presto in realtà, e che i provvedimenti siano adeguati, visto che, come ricordano i portavoce del Paris Foot Gay, l'omofobia è passibile di sanzioni penali, al pari del razzismo. Fossimo in Italia, avremmo più di un dubbio, viste le più o meno recenti esternazioni sul tema di gente come Lippi o Gattuso (e temiamo fortemente che i soliti noti approfitteranno dello spazio commenti qui sotto per darci ragione). Non ci resta che confidare nei cugini d'Oltralpe.

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Commento personale: tutto giusto, ma "Paris Foot Gay" è un nome orrendo per una squadra... :p

4 commenti:

Matteo ha detto...

Naturalmente mi associo sul fatto che si tratta di un atto di discriminazione intollerabile.
Di qui però ad accusare la comunità mussulmana tout court di essere responsabile dell'omofobia che esiste nelle nostre società mi sembra voler fare una forzatura ideologica.
In primo luogo perché non solo l'islam ma tutte le religioni, compresa quella cattolica non sono mai state tenere con l'omosessualità, basti ricordare le parole del papa sull'amore gay di qualche tempo fa, parole motlo più pericolose e discriminanti di qualsiasi incontro di calcio annullato, data l'autorità da cui proviene.
Che poi ci siano alcuni islamici omofobici questo è ovvio, come esistono cristiani che pestano i gay, come è avvenute recentemente nel nostro paese.
Secondo me sarebbe un grave errore fare dell'omofobia, e della transfobia colpevolmente ignorata ed anzi quasi fiancheggiata da una legge in discussione al senato, una questione inerente a una particolare religione.
I pregiudizi sessuali purtroppo esistono in tutti i paesi, anche nel nostro, e sono più diffusi di quanto si creda.
Come tu giustamente dicevi l'omosessualità non è meno naturale dell'eterosessualità eppure quanti bravi italiani ci sono ancora oggi che la considerano una malattia? basta farsi una chiacchierata con la gente per accorgersene.

la Volpe ha detto...

ciao Matteo!

ovviamente sono d'accordo con te al 100%

l'articolo è una citazione da Eurosport (forse non si capiva, ma non è la fonte, ho proprio ricopiato l'articolo)

considerato che proviene da un medium assolutamente "mainstream", mi sembra un buon articolo

la posizione sull'Islam io la vedo positivamente espressa qui:

"rappresentanti di quella minoranza musulmana che pure, essendo a sua volta vittima di tante discriminazioni, e ancor più numerosi pregiudizi, forse potrebbe essere un po' più aperta al confronto"

ciao!

NoirPink - modello PANDEMONIUM ha detto...

"Commento personale: tutto giusto, ma "Paris Foot Gay" è un nome orrendo per una squadra... :p"

E no, non esistono più le checche raffinate di un tempo :-D eheh!

ratatouille ha detto...

come cittadino di sinistra,
progressista,
democratico ecc.
mi sento in imbarazzo,
sia la minoranza gay che la minoranza islamica sono "sotto tiro"
e quindi istintivamente sono dalla loro parte quando rivendicano diritti che credo debbano essere garantiti a tutti,
ma in questo caso una minoranza così intollerante da non voler riconoscere l'altra è qualcosa di non accettabile nell'occidente moderno.
tutto ciò rafforza la convinzione che solo il modello laico e democratico è un ombrello abbastanza ampio da proteggere tutte le minoranze,
in fondo tutti quanti noi facciamo parte di minoranze che di volta in volta si aggregano in maggioranze variabili,
l'unica maggioranza di cui facciamo parte,
e neppure per sempre ma solo per un po',
è quella della razza umana,
tutto il resto sono minchiate.

 
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