sabato 16 maggio 2009

Fuori i precari africani e gli italiani dicono sì

(Jenner Meletti, "la Repubblica", 16 maggio 2009)

CASTELFRANCO VENETO - Sono ben curati, i piccoli prati che circondano gli stabilimenti della Global Garden products. Nessuna meraviglia: l'azienda produce tosaerba e trattorini per il giardinaggio e li esporta in mezzo mondo. La Global Garden rischia però di esportare - o almeno diffondere in tutto il Nordest - un'altra innovazione: il licenziamento deciso per discriminazione razziale.

"Qui hanno applicato - dice Aziz Bouigader, 40 anni, marocchino, da 19 anni in Italia e delegato Fiom - un proverbio vecchio come il mondo: morte tua, vita mia. Vita ai garantiti, morte per i precari, in parte donne e soprattutto extracomunitari". L'azienda ha fatto sapere a tutti i dipendenti a tempo pieno che non poteva assumere i "terministi" che a norma di legge, dopo 36 mesi di contratti a termine, avevano diritto all'assunzione a tempo indeterminato. "Se prendiamo anche quelli - hanno fatto sapere - rischia di crollare tutto. Chiuderemo qui e andremo a produrre in altri Paesi". E allora quasi tutti si sono spaventati e hanno accettato il ricatto. Cisl e Uil hanno detto sì all'azienda e a pagare sono stati i più deboli.

"Se qualcuno deve stare a casa - dicevano qui in fabbrica - meglio loro che noi. Purtroppo hanno ragionato così anche tanti nostri iscritti della Fiom". Ha buona memoria, Paolino Barbiero, segretario della Cgil di Treviso. "Vent'anni fa - dice - sulla statale Feltrina c'erano le prime scritte della Lega: "Via i terroni dal Veneto".

Adesso i "terroni" sono ben inseriti e in gran parte votano Lega. Ma la voglia di mandare a casa sua qualcuno non è mai passata: così all'ex Castelgarden sono stati mandati via i terministi del Senegal, della Tunisia, del Ghana, del Marocco? Anche questo è apartheid". La vicenda di Castelfranco spaventa perché può essere l'inizio di una strada tutta in discesa. "C'era la solidarietà operaia, una volta. Oggi è un ricordo. La Global Garden sapeva che i tempi erano pronti per mettere coloro che si credono più forti contro i più deboli. E i più forti hanno abboccato".

Seicentocinquanta operai fissi, più di 400 terministi. Stipendi da 1.200 euro. Alla Global Garden gli iscritti ai sindacati sono il 40%. Quattro delegati Fiom, 3 Fim Cisl, 5 Uilm. "La cosa che più mi ha colpito - dice Aziz Bouigader, il delegato - è che io, marocchino, ho dovuto spiegare agli italiani cosa può fare o non fare un sindacato. Ho raccontato che la deroga chiesta dall'azienda non poteva essere concessa. Lo dice espressamente il contratto firmato l'anno scorso, con Cisl e Uil assieme a Finmeccanica. Se togliamo diritti ai più deboli - ho detto - anche noi garantiti presto saremo umiliati. Ma non c'è stato nulla da fare. La paura di perdere il lavoro è terribile. Mi hanno anche minacciato, dicendo che mi avrebbero spezzato le gambe, se la Fiom non avesse accettato la proposta dell'azienda. E così, alla fine, c'è stato quello che è stato chiamato referendum. Il 68% ha detto sì alla deroga".

Solo qualcuno dei 140 terministi potrà rientrare in azienda. "Ma solo - dice Elio Boldo, segretario della Fiom di Castelfranco - se l'azienda li chiamerà davvero. E intanto già parla di un calo del fatturato, da 561 a 450 milioni. Più che di contratti, si sente aria di cassa integrazione".

Era un simbolo di integrazione, la Castelgarden. Negli anni '90 fu la prima in Italia ad aprire una moschea in azienda. "Il clima è ancora buono - conferma Aziz Bouigader - e non credo che la cacciata degli extracomunitari sia stata provocata dal razzismo. Il vero scontro è fra chi è assunto e chi no, anche se non è un caso che fra gli assunti la maggioranza sia di italiani e fra i precari la maggioranza sia di extracomunitari. Questa che è stata avviata qui è soprattutto una guerra fra poveri e abbiamo perso tutti. Io spero che i lavoratori adesso capiscano. Certe cose non le puoi decidere con un referendum. Un operaio non può dire che un altro operaio non ha il diritto di lavorare".

"Gli amici della Cgil - dice Antonio Bianchin della Fim Cisl - non hanno accettato la deroga. Noi sì, perché non possiamo accettare altri crolli dell'occupazione. In cambio, la Global Garden ha assicurato che almeno fino al 2012 non farà delocalizzazioni e assumerà chi ha già fatto 36 mesi come "terminista"". Secondo la Cisl "il razzismo non c'entra". "Il 55% dei lavoratori, fissi e precari, sono extracomunitari. Siamo tutti fratelli, e sulla stessa barca".

Davanti alla fabbrica, in pausa pranzo, si raccolgono poche parole. "Sei hai il mutuo da pagare, pensi a quello, non al senegalese che non sarà assunto. Solo qui nel Trevigiano ci sono 15.000 metalmeccanici in "cassa". Fuori di qui, dove vai?". C'è chi legge un libro, chi prende il sole. "Se un'azienda - dice Candido Omiciuolo, segretario Fiom di Treviso - non assume extracomunitari che ne hanno pieno diritto, si debbono usare solo due parole: discriminazione razziale".
(16 maggio 2009)

1 commento:

ratatouille ha detto...

già.
come si può commentare?

 
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