mercoledì 8 settembre 2010

Ventunenne stuprata dal «bravo studente» conosciuto in rete

L'ha corteggiata per un mese tra pc e telefonino.
Poi la trappola con altri due amici, uno filmava tutto

VAREDO (Milano) - Doveva essere un appuntamento al buio col principe azzurro conosciuto sul web. Invece c'è stato solo il buio: ed è finita con una Cenerentola stuprata da due mentre un terzo filmava la scena. Loro per fortuna arrestati tutti e tre la mattina dopo, incastrati proprio dalla Rete: tutti italiani, uno minorenne. Lei sotto choc, chissà per quanto. Storia tutta lombarda, tra la Brianza e Pavia. E dire che lei di quel ragazzo si fidava ciecamente, per quanto non lo avesse mai visto se non in una foto scattata col cellulare e poi inviata come mms. E del resto anche le (tante) parole che lei gli aveva detto per un mese, così come lui a lei, se le erano sempre scambiate sul telefonino. O sulla tastiera del pc.

Eppure quell'universitario pavese di 23 anni, dalla voce profonda e così sicuro di sé, e quella studentessa brianzola di due anni più giovane, bionda, minuta, molto carina, erano diventati grandi amici quasi subito dopo il loro primo incontro in chat-line. Perché è lì che si erano conosciuti, in un social network. Come ipnotizzati avevano trascorso tutto il mese d'agosto davanti al computer, anche dodici ore di fila a chattare senza sosta. Lui che da Pavia si divertiva a corteggiarla riempiendola di complimenti. Lei che dalla sua piccola Varedo, un paesino tra Monza e Seveso, giorno dopo giorno si era accorta di non poter più stare senza la frequentazione virtuale di quel giovane così galante, spiritoso, gentile.

Pronta a dargli informazioni riservate come il numero di telefono e l'indirizzo di casa, a raccontagli tutto sulla sua famiglia e sulla scuola e a inviargli le foto di quando lei era una bambina. «Mi fidavo di lui così tanto - ha poi raccontato in lacrime ai carabinieri di Desio - che gli avevo confidato perfino tanti aspetti della mia intimità, di cui non avevo mai parlato neppure coi miei genitori o con la mia migliore amica». E alla fine, l'altra sera, aveva accettato di vederlo.

Lui si è presentato sotto casa sua con altri due amici, anche loro studenti: 18 e 17 anni, di Lodi e Pavia. Lei lì per lì non l'aveva presa bene: «Sono stata ingenua - ammette ora - e solo adesso mi accorgo che di lui non sapevo quasi niente. Avevamo parlato tanto ma era un perfetto sconosciuto». Con la scusa di andare a bere qualcosa in amicizia, i tre alla fine sono riusciti a vincere la titubanza della ragazza e a farla salire in macchina. Dove appena chiusa la portiera si è ritrovata in trappola: partiti a tutta velocità l'hanno portata alla periferia di Varedo, l'hanno zittita quando piangendo li ha implorati di riaccompagnarla a casa, quindi l'hanno tirata fuori dall'auto. Poi in due l'hanno violentata, mentre il terzo complice filmava la scena col cellulare, forse con l'intenzione di metterla su Internet o di inviarla agli amici. Infine hanno abbandonato la ragazza su uno sterrato e se ne sono tornati da dov'erano venuti: rincasando tranquilli, come dopo una serata tra amici.

Forse si erano convinti che lei non avrebbe raccontato nulla a nessuno. Ma non è stato così. Poche ore dopo, accompagnata dai genitori, la giovane si è presentata alla stazione dei carabinieri di Varedo e, piangendo, ha raccontato tutto quello che le era successo. Il maresciallo ha raccolto con delicatezza la sua deposizione. E ai militari è bastato risalire ai tabulati telefonici per scoprire l'identità dei violentatori. Quando ieri mattina i carabinieri si sono presentati nelle loro case i tre hanno provato a far quelli che cadevano dalle nuvole. Ma poi le prove sono risultate schiaccianti. I militari hanno sequestrato i computer dei ragazzi e ora sottoporranno ad analisi i contenuti delle comunicazioni via chat che si sono scambiati per tutto il mese di agosto. La ragazza è stata ricoverata nella clinica Mangiagalli di Milano. I medici hanno confermato la violenza. Profondamente turbata, sarà affidata alle cure di un team di psicologi.

2 commenti:

Ernest ha detto...

ciao Volpe
Una storia da grande bottega degli orrori, una di quelle che fa pensare anche a quanto siano importanti, secondo me, e soprattutto diversi i rapporti diretti, personali, concreti rispetto a quelli che comunque a volte si creano in altre circostanze.
un saluto

il Ratto ha detto...

lascia sbigottito più dell'incuranza dello stupro (bravi o cattivi ragazzi quando stuprano trattano la vittima allo stesso modo)
l'assoluta stupidità,
come se anche lo stupro fosse virtuale e quindi impunibile,
fra cellulare e indirizzo ip la polizia sarebbe risalita immediatamente al colpevole.
almeno gli stupratori soliti si mettono una maschera sul volto, indossano una calzamaglia (salvo dimenticaresi del dna) ecc. ecc.

ma questi cosa pensavano?
che il difficile di uno stupro fosse convincere una ragazza a seguirli?

non voglio incitare allo stupra,
cazzo!,
ma mi sembra che 'sta gente abbia il cervllo fritto.

 
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