giovedì 29 luglio 2010

Scritte pro Saviano allo stadio di Casal di Principe

(di Vincenzo Iurillo, da qui)

Dieci, cento, mille, diecimila Roberto Saviano per i casalesi del clan“. Un inno d’apprezzamento per lo scrittore e per il suo impegno contro la camorra, vergato sui muri dello stadio di Casal di Principe. Le scritte sono comparse ieri pomeriggio, nella città notoriamente più ostile per l’autore di Gomorra.

Fu qui, durante una manifestazione per la legalità nella piazza di Casal di Principe, che il 23 settembre 2006 Saviano sferrò il suo attacco frontale ai boss. Ed elencando a voce alta i nomi dei capiclan Iovine, Schiavone e Zagaria, lo scrittore esclamò: «Non valete niente, ve ne dovete andare da qui».

Da allora Saviano vive sotto scorta.

Da ragazze immagine a prostitute

(Emilio Randacio, da qui)

L'Hollywood italiana si chiama Milano. Ottenere un provino, entrare nel mondo della moda, magari nella televisione, l'obiettivo che per forza di cose passa per il capoluogo lombardo. Sono tutte giovani, spesso poco più che ventenni le aspiranti veline. Possono arrivare da l'Avana, da Cracovia, Praga, Parigi, ma anche da paesini sperduti dell'Italia. Poche riescono. E, allora, vanno a caccia di un ripiego.

Bufera corruzione su Milano

C'è chi inizia mettendo le proprie curve a disposizione dell'occhio dei clienti di locali di lap dance. E se i guadagni ancora non bastano, si decide a fare la "vita". Prostitute di lusso, in mezzo a manager, personaggi dello spettacolo nei locali più alla moda della città, tra coloro che, pagando, vanno in cerca di emozioni forti.

Il video della polizia

IMMUNI ALLA LEGGE

I privé non sono altro che aree escluse ai comuni mortali, che prevedono un lusso ostentato, tra tavoli molto ben frequentati e pieni zeppi di bottiglie di champagne. "Una sorta di zona franca", li descrive l'indagine della squadra mobile. Dove i vip "si ritengono immuni e affrancati dal rispetto delle leggi" e lontani "dallo sguardo dell'opinione pubblica che, per alcuni di loro, può determinare il successo o il fallimento professionale". Lo scenario lo hanno raccontato le stesse protagoniste, al pubblico ministero Frank Di Maio. Hanno il nome di Adriana, Sonia, Jessica, Karima, Yunexy e Annarita. Sono state le loro parole a tirare giù il velo su come funzionano le cose in locali di grido, finiti ora nel ciclone di un'inchiesta penale. Due giorni fa, le discoteche Hollywood e The Club, sono state chiuse per un presunto e vorticoso giro di droga. Ma è solo l'inizio. Nelle carte messe a disposizione degli avvocati degli indagati, ecco che emerge come, ancora aperto, rimane un filone, su più punti coperto da omissis, tanto oscuro quanto delicato. È il mondo delle escort, delle donne di vita, che ruota intorno ai locali notturni più esclusivi.

SESSO PER TIRARE AVANTI
Sonia, oggi 25enne, confessa di aver "iniziato ad avere rapporti a pagamento a 19 anni". Jessica, invece, "prima faceva la ballerina di lap dance". Annarita oggi ha 25 anni e proviene dalla provincia pugliese. "Mi è capitato qualche volta di prostituirmi, in particolare quando avevo bisogno del denaro per pagare l'affitto di casa". Yunexy, cubana, ammette "di aver iniziato da circa due anni, da quando mi sono separata". Sono state arruolate come "ragazze immagine", da personaggi che ruotano intorno ai locali più in voga, soprattutto pierre. Yunexy, descrive il meccanismo: "Vado in un locale come ragazza immagine insieme ad altre ragazze a fare compagnia ai clienti dei tavoli dei privé, in particolare al The Club.... l'accordo prevede che per il solo fatto di stare al tavolo io prenda a fine serata 70 euro oltre a 30 euro per ciascuna bottiglia consumata (dobbiamo indurre i clienti a bere il più possibile). Sempre a fine serata mi vengono indicati quali clienti intendono avere rapporti sessuali a pagamento. A questo punto io mi allontano e i soldi che percepisco alla fine li tengo per me ma rinuncio a percepire il guadagno da ragazza immagine".

FESTE E COCA CON LA STAR
Karima ricorda che ad alcune "feste", erano presenti anche personaggi dello spettacolo. "Mi è capitato - ha raccontato al pm di Milano - di fare uso di cocaina insieme ad altre persone tra cui Elisabetta Canalis e altre personaggi dello spettacolo normalmente nel cosiddetto giro del The Club". Sonia riusciva a ottenere "tra i 300 e i 400 euro a prestazione". Karima, 500 euro. Yunexy, "generalmente da 250 euro fino a 1000, a seconda delle condizioni economiche del cliente".

GIOVANISSIME ARRUOLATE
Annarita, al suo racconto, aggiunge che "le ragazze sono veramente tante, di varie nazionalità. Brasiliane, cubane, rumene e italiane e tutte giovani, talune giovanissime..... venivamo mandate al tavolo con il servizio di ragazza immagine. In realtà tutte noi sapevamo che la fine della serata era quasi sempre all'interno di qualche motel o abitazione con prestazioni sessuali a pagamento. Spesso, in queste abitazioni si fa uso e consumo di cocaina". Annarita è riuscita anche a "guadagnare dai 500 euro ai 700 fissi a settimana e talvolta anche 1500".

mercoledì 28 luglio 2010

Santa Giulia, i camion nella notte scaricavano rifiuti come a Gomorra

(da qui)

Scaricavano camion carichi di rifiuti e macerie nella notte. Non è una pagina di Gomorra, il best seller di Roberto Saviano, e non siamo nell'hinterland partenopeo: siamo nei cantieri di Santa Giulia, alle porte di Milano, ed è quanto emerge dal nuovo filone dell'inchiesta coordinata dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, e condotta dalla guardia di finanza, che ha disposto il sequestro preventivo dell'intera area di proprietà di Risanamento per effetto di presunte irregolarità nelle opere di bonifica.

Secondo quanto si apprende, nel corso di un interrogatorio il direttore dei cantieri per la Sadi servizi industriali (società di Giuseppe Grossi), Gianfranco Abate, solo testimone in questa inchiesta, avrebbe detto che queste manovre di scarico in notturna venivano fatte per non recare disturbo ai residenti durante il giorno con il traffico dei camion. Ma presumibilmente, sospettano gli inquirenti, per non dare nell'occhio. Del resto anche nell'ordinanza di sequestro preventivo dell'area di Santa Giulia si legge che in alcune aree "venivano eseguiti scavi con successivo riempimento non autorizzato attraverso il deposito di macerie". E in un altro settore "venivano eseguite opere di escavazione e di riporto, utilizzando macerie e scorie di acciaieria alle quali non è nota la provenienza".

Sulla vicenda è intervenuto Gaetano Pecorella, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: "Almeno dai dati che abbiamo potuto acquisire, anche al di fuori delle audizioni, pare vi fossero anche infiltrazioni nelle grandi società" che operavano nell'area di Santa Giulia. La commissione era arrivata già Milano, dove ha svolto una serie di audizioni con magistrati, amministratori pubblici e forze dell'ordine e ha visitato un'altra area da bonificare, quella dell'ex Sisas a Pioltello.

Su Santa Giulia, ha detto ancora Pecorella "credo siano mancati soprattutto i controlli amministrativi: arrivare a un sequestro dopo tanti anni e con di fronte un evidente inquinamento della falda acquifera vuol dire che chi sarebbe dovuto intervenire non l'ha fatto". Pecorella ha aggiunto che a intervenire, secondo lui, sarebbero dovuti essere "le autorità amministrative e la stessa Arpa", l'Agenzia regionale per l'ambiente. "E credo che anche la magistratura abbia nel suo passato una carenza di intervento. Penso sarebbe stato possibile accorgersi anche prima che qualcosa non andava".

Non c'è alcun pericolo, infine, per l'acqua distribuita a Milano: l'assicurazione arriva, dopo il sequestro dell'area Santa Giulia per l'inquinamento della falda acquifera, dalla Metropolitana Milanese, la società che gestisce il servizio idrico integrato. "Metropolitana milanese - spiega l'azienda in un comunicato - assicura che l'acqua distribuita per il consumo umano in città è indenne da ogni contaminazione".

martedì 27 luglio 2010

Malmenava l'anziana malata di Alzheimer arrestata una badante a Massa Carrara

(da qui)

Una badante italiana, responsabile di maltrattamenti aggravati ai danni di una settantacinquenne malata di Alzheimer, presso cui svolgeva le proprie mansioni, è stata arrestata in flagranza dagli agenti della Polizia di Massa Carrara e della Sezione Polstrada di Massa.

L'operazione è iniziata dopo la segnalazione dei parenti dell'anziana donna agli agenti di Massa che hanno provveduto a svolgere le indagini. Per evidenziare il comportamento della badante, erano state installate anche alcune micro-telecamere presso l'abitazione della vittima.

IL VIDEO

Le immagini hanno mostrato diversi episodi di maltrattamenti ai danni dell'anziana signora, inflitti dalla giovane badante che non esitava a colpirla con schiaffi e colpi in varie parti del corpo, anche mentre mangiava e riposava. Particolarmente crude e toccanti le immagini riprese dall'impianto di registrazione, in cui si vede l'anziana donna percossa ripetutamente dalla badante.

La coca, Belen e le altre: chiusa la Milano da sniffare

(Michele Serra, da qui)

Trovare cocaina in una qualunque città italiana è come cercare paglia in un pagliaio. Se poi il pagliaio è la Milano notturna, niente stupisce di meno di una mezza retata nei locali più in voga. Con gestori in manette e dive televisive che si accusano a vicenda.

Si accusano di un vizio che nessuna di loro è più in grado di riconoscere tale, tanto ordinario è diventato il consumo di un alcaloide che serviva agli andini per reggere il freddo e la fame, e oggi serve agli occidentali per simulare giornate di quarantott'ore, senza sonno e senza requie.

La cocaina è diventata endemica in tutti quegli ambienti, quelle vite, che gonfiano a dismisura i loro obiettivi e il loro rendimento. Della vecchia cultura trasgressiva a cavallo della quale tutte le droghe o quasi fecero il loro trionfale ingresso in Occidente, non rimane più niente. Non serve più farneticare di "viaggi" o dilatazioni della coscienza o tigri nel cervello, sniffare è un consumo di massa come l'alcol, come il porno, come qualunque cosa che si possa comperare. Il fatto che la si vada a sniffare al cesso è il residuo strascico di un ordinamento proibizionista inapplicabile, come voler fermare il mare con una mano.

La movida milanese, a ridosso di negozi strafichi e di nuovi cantieri dai cento piani in su, con il riverbero della moda e del lusso che occhieggia da ogni androne e da ogni macchinone parcheggiato in tripla fila, è un vero e proprio classico di una società in fuori giri. I protagonisti sono di quel circo immobile che da una quindicina, forse una ventina d'anni, incarna lo status sociale più ambito anche da larghi strati popolari: calciatori, veline, indossatrici, attori, agenti di spettacolo, e giovani ambosessi smaniosi di entrare nel giro giusto, favoriti dallo smisurato abbassamento dei parametri necessari per essere promossi "vip". Ieri solo le star del cinema, i playboy, le ereditiere, pochi e irraggiungibili, dai vizi costosissimi, oggi quasi chiunque riesca ad allargare i gomiti per rubare uno spicchio di inquadratura, un quarto di pagina di rotocalco.

La distribuzione democratica e quasi di massa della speranza di diventare famosi non è senza prezzo. Diffonde ansia, rende insopportabili i tempi di attesa, crea tipi e tipe nervosi e disposti a qualunque scorciatoia. La cocaina è la benzina di questa umanità che si sente in ascesa anche se è in coda nel cesso di un locale, subito dietro un centravanti e davanti a una modella. Per imitazione, è poi la droga di chiunque cerchi di addentare lo status presunto brillante, presunto tosto, del giovane che vive intensamente. Fior di operai, impiegati, commesse, tutti bravi ragazzi e figli di famiglia, la prendono anche per non sentirsi da meno dei loro coetanei inseguiti dai paparazzi.

Uno degli antidoti possibili, forse il più potente, sarebbe registrare, con un improvviso sussulto della percezione, quanto tutto questo sia tragicamente conformista. Così, a occhio e croce, siamo ancora molto lontani da quel giorno. Nelle movide (non solo milanesi) il tempo per riflettere non è dato, e anzi: hanno un successo travolgente soprattutto perché aiutano a non farlo. Riempire il tempo, ogni nicchia di tempo, di stimoli, impulsi, godimenti, soffoca il tempo, gli impedisce di lievitare.

domenica 25 luglio 2010

Spresiano (TV): la gente protesta, via i gay dal Piave. Il sindaco: «Sono malati, si curino»

(Angela Pederiva, da qui)

Una crociata per ripulire il greto del Fiume sacro alla patria, ridotto a un’alcova per amplessi gay. Arrivando dalla Marca, si potrebbe pensare che l’iniziativa riguardi Giancarlo Gentilini, lo «sceriffo» che, invocando la «pulizia etnica» degli omosessuali, scatenò a Treviso un mega kiss-in. Invece è il sindaco di Spresiano, leader di una lista civica sostenuta dal Pd che vede all’opposizione i simboli ufficiali di Lega e Pdl, a comandare l’offensiva contro quello che definisce «un degrado morale inaccettabile» da combattere a colpi di pattuglie «tutta l’estate e tutte le notti». Per la verità gli agenti del consorzio di polizia locale «Piave» erano in azione anche ieri, come peraltro avviene già da tempo, nell’area golenale interessata dagli incontri clandestini. A ogni modo è un’operazione prettamente estiva quella messa a punto nel pomeriggio in municipio, nel corso di un vertice fra l’amministrazione comunale, gli agenti consortili e i carabinieri, d’intesa pure con la questura. «Controlli coordinati tra le varie forze dell’ordine per tutta la settimana, dal 22 luglio e fino al 22
settembre», riferisce l’assessore alla Sicurezza Giancarlo De Nardi, leghista della prima ora ancorché senza più tessera, al punto da far parte di una maggioranza «trasversale agli schieramenti e basata sui valori».

Un termine, «valori», che ripete spesso il primo cittadino Riccardo Missiato (unico precedente partitico: «Assessore della Dc a Maserada sul Piave, ma era il 1978»), nello spiegare il senso di una battaglia contro un fenomeno dettagliatamente illustrato sul web. Come si legge in numerosi siti, il punto di ritrovo è fissato nei pressi del viadotto dell’A27, vicino al monumento in onore dei Caduti. Dopodiché basta seguire la scia di preservativi usati, confezioni vuote di profilattici, guanti e salviettine, per arrivare agli anfratti dove si consumano i rapporti notturni. «Ma anche diurni - precisa l’assessore De Nardi - qualche ragazzino si è trovato circondato in pieno giorno da due o tre uomini che hanno eloquentemente manifestato le loro intenzioni. Vogliamo mettere fine a questo scempio.. La gente protesta». Ecco allora i pattugliamenti no-stop fino al termine dell’estate, mirati anche a contrastare il mercato del sesso che fiorisce ogni notte sulla Pontebbana, attraverso le offerte dei viados. «Non voglio giudicare nessuno - premette il sindaco Missiato, che pur non volendo «essere come Gentilini» ne ammira «tante qualità» - ma sono contro il malcostume. Può essere che qualcuno si offenda, allora io rispondo che rispetto tutti. Ma devo anche far rispettare la legge, per cui chi va fuori dalle regole e dal buon senso dev’essere allontanato ». Sui gay il primo cittadino ha idee destinate ad alimentare polemiche. «Sono delle persone ammalate - afferma - devono essere comprese e posso comprenderle. Però non possono offendere, andando ad occupare un territorio dove ci sono persone che non sono della loro stessa tendenza. Devono farsi curare, se sono curabili, altrimenti devono stare dentro le loro mura, perché non possono invadere la libertà altrui».

sabato 24 luglio 2010

Incredulità a Farra d'Isonzo, il paese dove abitava l'uomo che ha ucciso due escort

(Greta Sclaunich, da qui)

Dolce. Ramon Berloso, il serial killer delle prostitute, la sua prima fidanzatina se lo ricorda così: dolce, serio, tranquillo. Un ragazzo normale, non il mostro arrestato ieri che ha già ammesso l’omicidio di due escort nella campagna friulana. Lo descrivono allo stesso modo anche i suoi vicini e conoscenti di Gorizia, Farra d’Isonzo e Aiello. Una persona tranquilla, riservata. Uno che non dava nell’occhio, che si faceva gli affari propri e stava sempre per conto suo.

UNA VITA RISERVATA - «Ci siamo conosciuti quando, da Gorizia, si è trasferito a Farra - racconta ancora la donna -. Abitavamo vicini, siamo stati insieme per tre anni quando ne avevamo circa 16, nel 1990». Una coppia normale: lei - che dopo il clamore suscitato dalla vicenda vuole restare anonima - già lavorava; lui era stato prima assunto in un’officina meccanica e poi in una ditta che installava ascensori. Appassionato di moto e motorini, nel tempo libero trafficava con chiavi inglesi e carburatori. Usciva poco a Farra, non frequentava i bar del paese, non giocava a calcio nella squadra locale: i giovani lo conoscevano solo di vista. Di lui e del suo passato, però, si sapeva tutto: la mamma, Gloria, lo aveva avuto a vent’anni da padre sconosciuto. Cresciuto insieme alla mamma e al suo compagno, era molto legato al nonno materno. Una famiglia dignitosa e molto unita, anche se negli ultimi anni le strade si erano divise. Tanto che zio Walter ha scoperto solo ieri, dai giornali, che il suo serio e posato nipote si era confessato serial killer di prostitute.

IL PRECEDENTE - Non era la prima volta: Ramon era già stato condannato nel 1993 per la morte del 18enne Alessandro Paglavech. Sei anni e otto mesi con l’accusa di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona. Lui prima accusò due amici, Massimiliano Spangher e Roberto Ventura, dicendo di aver solo assistito a quella che in origine doveva essere una spedizione punitiva ai danni di Alessandro. Poi si rimangiò tutto e confessò il delitto ottenendo uno sconto sulla pena. Chi aveva davvero ucciso Paglavech, morto per asfissia nel fango di una pozzanghera nei campi di Farra, Ramon ai suoi cari non volle dirlo mai. «Gliel’ho chiesto tanto volte, non ha mai voluto dire la verità. Né a me, né a sua madre», ricorda la sua prima fidanzata. Nessuno in paese, all’epoca, si era sentito di condannarlo del tutto: si pensava ad un errore, ad una bravata finita male. Ma ormai Ramon era cambiato: «Schivo, freddo, scorbutico. La nostra storia però continuava: andavo a trovarlo in carcere, ci scrivevamo lettere. Poi ho incontrato un altro, gliel’ho scritto, ha reagito bene: ci siamo lasciati di comune accordo, senza drammi né litigate». Lei, come tanti altri, si ripete che non è possibile, che quel crudele assassino capace di uccidere due ragazze a colpi di balestra dopo averle stordite a bastonate non può essere Ramon, il suo Ramon.

IL SILENZIO SOTTO IL VIADOTTO - Ma nel Goriziano la gente preferisce non farsi troppe domande e dimenticare in fretta. Sotto il viadotto sul torrente Torre, dove ha sepolto i corpi, tra i campi di soia e di granoturco dove i giovani si appartano e le famiglie vanno a pedalare la domenica, non c’è nessun curioso. Solo il silenzio e i rumori della vicina cava di ghiaia.
 
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