venerdì 26 novembre 2010
Luigi de Magistris rinviato a giudizio
Luigi de Magistris è stato rinviato a giudizio per omissione di atti d'ufficio al Tribunale di Salerno.
Il codice etico dell'IDV prevede che chi sia rinviato a giudizio debba autosospendersi dal partito.
Eppure De Magistris non si autosospenderà, adducendo il fatto che si tratterebbe dell'ennesima parte del complotto teso ai suoi danni e iniziato con la revoca delle indagini nell'inchiesta Why Not che hanno portato al suo abbandono della magistratura e ingresso in politica.
Su questo, un duro scontro si è tenuto nel partito: Antonio Borghesi ha chiesto a De Magistris di sospendersi. Sonia Alfano e Antonio Di Pietro sostengono che egli ne sia dispensato.
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giovedì 25 novembre 2010
un elenco per Saviano: le donne uccise da luglio a oggi
Abbiamo un elenco da proporre alla lettura per Saviano nella trasmissione Vieni via con me (pagina fb evento). Chi è d’accordo con noi (grazie a chi lo sta condividendo!) può inviarlo, o inviare il link di questo post, a i...@robertosaviano.it e tramite il form sul sito della trasmissione (non troviamo l’indirizzo mail – c’è però un altro form per “i tuoi elenchi“). Eventualmente potete lasciare un messaggio tra i commenti anche sulla bacheca della loro pagina facebook.
Il nostro elenco omette le donne che sono sopravvissute a gravi tentati omicidi. Ci sono quelle che sono state ustionate, bruciate vive, accoltellate, colpite con armi di vario genere, picchiate a sangue e tuttavia sono sopravvissute, sebbene con gravissime disabilità e mille vite distrutte. Sono in numero altissimo e l’elenco sarebbe infinito. Perciò ci dedichiamo all’elenco composto da tante donne anonime, di quelle che nessuno chiamerà mai eroine, morte ammazzate in Italia per mano di uomini violenti negli ultimi quattro mesi e mezzo (a partire dal presente andando a ritroso fino a Luglio). Quelle che non ce l’hanno fatta. Nonostante abbiano lottato, si siano opposte, abbiano spesso denunciato. Sono circa 65 vittime soltanto negli ultimi quattro mesi. E scusate se è poco…
Novembre/Ottobre
Eliana Femiano, 25 anni, uccisa dal suo ex convivente, aveva trascorso anni d’inferno per uscire da una storia con un uomo violento. Lui, italianissimo, aveva già tentato di ucciderla colpendola più volte con un coltello. Lei era sopravvissuta e lui ha fatto un annetto di carcere. Poi è stato rimandato dopo pochi mesi ai domiciliari e l’ha ammazzata.
Napoli: Sofia Spinelli ha due mesi di età. Lo zio la sente piangere e l’accoltella.
Adelina Ciavatta e Maria Giagnacovo, madre e cugina dell’assassino, di 82 e 74 anni, vengono uccise da un uomo (figlio e cugino) forse per motivi economici.
Tiziana Falbo, 37 anni, uccisa a Cosenza dal convivente.
Natalina Rognoni, 91 anni, a Novara, è stata uccisa dal figlio.
Angelica Cappelli, 15 anni, a Subiaco (Roma), morta ammazzata dal padre, carabiniere, che ha sparato alle figlie di 13 e 15 anni. Angelica muore.
Lucia Lambertini, 60 anni, uccisa a Livorno dal marito.
Rosa Reiterer, 75 anni, a Sarentino (Bolzano) ammazzata a martellate dal genero che poi se ne torna a casa a dormire.
A Bologna è morta Caterina Tugnoli, 42 anni, ammazzata da un uomo con il quale aveva avuto una relazione lunga tre anni, al termine della quale lei aveva cambiato la serratura della porta. Lui, un agente di custodia, quindi dotato di arma, come tanti tra gli autori di delitti in famiglia, ha insistito molto per incontrarla, lei non si è fidata e lui allora l’ha aspettata sotto la porta di casa e lì ha messo in atto la sua guerra personale. Morta lei, suicida lui.
Si chiamava Eleonora Liberatore e anche lei, a Cesena, alla giovane età di 37 anni, è stata uccisa a coltellate, sul petto e sulla schiena, dal suo ex compagno che ancora non si rassegnava alla fine del loro rapporto. Per lui c’era un provvedimento cautelativo. Cosa significa concretamente non saprei perchè di sicuro non ha tutelato la donna che lo aveva denunciato per stalking e che è stata aggredita in un bar, mentre stava con gli amici, senza che evidentemente qualcuno abbia potuto fare qualcosa per lei.
Allinca Elenea Rosu, 48 anni, l’ennesima vittima di femminicidio in italia, accoltellata a morte dal marito.
Lea Garofalo è stata sequestrata un anno fa. Oggi sappiamo che fu torturata e sciolta nell’acido. Lei si era schierata contro la ‘ndrangheta e della ‘ndrangheta faceva parte il suo ex convivente e padre di sua figlia.
Albissola (Savona): Kamila Lysadorska è stata uccisa a coltellate dall’ex fidanzato, italiano. Lui aveva ancora le chiavi. A ritrovare il suo corpo in un lago di sangue i due figli di 4 e 6 anni che sono andati a chiamare la vicina per chiedere aiuto.
San Nicandro Garganico (Foggia): Anna de Pilla, è stata picchiata a morte dal marito. Della coppia si dice che viveva un rapporto molto violento e che lei non aveva mai denunciato per paura delle ritorsioni.
Sonico (Brescia): Anna Maria Riva, è stata accoltellata dal figlio il quale dopo avrebbe tentato di uccidersi.
Firenze: Anna Maria Lotti e Eva Bigalli, rispettivamente madre e figlia, sono state accoltellate da un vicino di casa. Il vicino era stato denunciato da loro per stalking perchè manifestava comportamenti minacciosi e aggressivi chè non tollerava il cagnolino delle due donne. Era stato condannato. Questa la vendetta. La madre, Anna Maria Lotti, è morta. La figlia è stata ferita gravemente ma per fortuna è sopravvissuta.
Alessandria: Paola Carlevaro viene strangolata nel sonno dal marito. Di lui ovviamente dicono che era tanto depresso.
Treviglio (Bergamo): Silvia Betti viene accoltellata dal marito. Lei voleva separarsi.
Roma: una donna di nazionalità rumena, Maricica Hahaianu, viene colpita dal pugno di un italiano. Lei finisce in coma e subisce una delicata operazione per i danni al cranio, poi muore.
Como: Maria Luigia Pozzoli viene accoltellata a morte da un uomo. Pare avessero dei “banali dissidi”.
Pontecorvo (Frosinone): Anna Spiridigliozzi viene uccisa dal suocero.
Garbagnate Milanese: Petronilla Sanfilippo viene accoltellata e poi finita con un ferro da stiro. Viene arrestato il suo compagno che dopo averla uccisa pare l’abbia anche rapinata.
Avetrana: Sarah Scazzi viene uccisa, secondo una prima confessione, dallo zio molesto. La cugina viene arrestata come complice del delitto. Attualmente le versioni di avvocati, consulenti e media, ancora prima della conclusione o dell’inizio di un processo, sgravano l’uomo da qualunque responsabilità e addebitano il delitto alla cugina.
Como: si tratta di Beatrice Sulmoni, il cui corpo è stato ritrovato nel lago in zona Ticinese, uccisa dal marito che prima di gettarla in acqua aveva tentato di decapitarla. Lei era incinta di tre mesi.
Novi: Shahnaz Begum viene uccisa a sassate dal marito mentre il figlio tenta di far fare la stessa fine alla sorella. Nosheen, questo il suo nome, non accettava nozze combinate e la madre ha tentato di difenderla.
Settembre:
Livorno: Lui spara alla moglie, Elisabetta C., 46 anni, uccidendola, e poi si suicida. E’ il figlio a trovare i corpi.
Torino: Spirita Regis, 68 anni, a Bussoleno, viene uccisa a colpi di pistola dal figlio che poi si suicida. Di lui scrivono che avesse disagi psichici.
Brescia: lui uccide con un fucile la figlia di tre anni, Nicol Fogari, che ha avuto dall’ex compagna, fa fuori anche il cane e poi si suicida.
Portici (Napoli): Teresa Buonocore viene ammazzata nella sua auto. Secondo gli inquirenti sarebbe una esecuzione per la quale sono stati arrestati due uomini e sono attualmente indagati come mandanti il fratello e la moglie di un uomo, anche lui indagato, condannato a 15 anni di prigione per abusi su minori inclusa la bambina di otto anni di Teresa Buonocore.
Poggioreale: Emma Durante viene ammazzata a coltellate davanti al figlio dal marito. Costui tenta il suicidio senza riuscirvi. Secondo i vicini era una coppia che litigava spesso.
Genova: Artichiana Mazzucchelli viene bastonata e poi gettata dalla finestra del quarto piano. Viene arrestato il nipote.
Rimini: Monica Anelli viene uccisa con un colpo di balestra. Aveva tentato la fuga senza riuscirvi. E’ stata colpita da una freccia. L’ha ammazzata lo zio che ha anche staccato i tubi del gas per fare esplodere la casa. In seguito si è suicidato.
Cavenago: Zabina Kazanxhiu, viene uccisa a coltellate dopo essersi separata dal marito. Lui non ha permesso che lei vivesse una più serena esistenza lontana dalle violenze che il marito le infliggeva.
Milano: Teresa Patanìa viene ammazzata a colpi di pistola dall’ex marito. Una vera e propria esecuzione sotto gli occhi atterriti di vicini, figli, parenti. Prima di morire Teresa Patanìa pare avesse chiesto più volte di salvare i bambini.
Agosto:
Cinisello: Mariangela Corna muore strangolata dal marito.
Cerignola (Bari): Anna Parrucci viene uccisa per strada a colpi di pistola. Viene ferita anche la figlia di un anno e mezzo. L’ipotesi è di un delitto compiuto da qualcuno di famiglia per banali contrasti.
Partanna (Trapani): Carmela Scimeca viene uccisa a coltellate dal marito il quale poi si suicida. Stavano per separarsi.
Roma: una donna, Catia Carbini, 47 anni, viene uccisa con una pistola dal marito che poi si è suicidato. Avevano due figli quasi maggiorenni. Stavano per separarsi.
Brescia: Cesarina Boniotti muore di percosse violente inflitte dal suo convivente. Avevano dei problemi economici e vivevano una vita abbastanza grama. Lui è stato arrestato per omicidio.
Genova: Mara Basso uccisa con varie coltellate dal marito, un carabiniere. Erano in corso le pratiche per il divorzio.
Milano: Emlou Aresu viene uccisa a pugni da un uomo che dopo aver litigato con la fidanzata è uscito di casa con l’intenzione di uccidere una donna qualsiasi.
Canicattì (Caltanissetta): Costanta Paduraru viene uccisa a coltellate dal marito. Erano separati, lui aveva chiesto un “chiarimento” e ha chiarito perfettamente il suo punto di vista.
Milano: Jolanda Ripamonti viene soffocata con un cuscino dal marito. Pare volesse mettere fine alle sue sofferenze. Lui è stato arrestato per omicidio volontario.
Luglio:
Parma: Argia Lazzari viene trovata morta 10 mesi prima alla fine di una scarpata con l’auto. Ora si indaga il marito dopo che l’autopsia avrebbe rilevato un colpo alla testa non compatibile con l’incidente.
Ancona: Rita Pulvirenti e Silvana Mannino, rispettivamente madre e figlia, muoiono ammazzate a colpi di arma da fuoco. Si salva solo Vincenza Mannino, sorella e figlia delle due vittime. Della strage viene accusato l’ex fidanzato di Vincenza Mannino.
Milano: una donna di origini ecuadoriane, Karina Labezzaris Munoz, 35 anni, viene trovata morta ammazzata da ferite inferte all’addome da un coltello da cucina. Gli inquirenti cercavano come responsabile del delitto uno che certamente conosceva.
Udine: Ileana Vecchiato, Diana Alexiu, sono due delle escort scomparse e uccise da un uomo italiano, un serial kiler, che ammazzava le donne con una balestra.
Brescia: Carla Ruffatto e Franca Dolcetti, rispettivamente zia e cugina del femminicida, vengono prese a sprangate dal nipote. Muore la zia e la cugina sopravvive. Lui viene arrestato per omicidio.
Predosa (Alessandria): Franca Pisano viene colpita con un coltello da cucina e ucciso. Accusato è il figlio.
Roma: una donna romena, Angela Mihalova Nijinic, viene accoltellata e uccisa in un sottopasso della stazione di Civitavecchia. Viene accusato il suo ex.
Cuneo: Katerina Marcovic viene uccisa a coltellate. La stessa fine fa il suo amico. Autore dei delitti è l’ex di lei che poi si suicida.
Mestre: Eleonora Noventa, appena sedicenne, viene uccisa dal suo ex trentunenne. Lei lo aveva lasciato. Dopo averle sparato lui si suicida.
Bari: Chiara Brandonisio conosce un tale sul web. Lo incontra, lo rifiuta e lui la uccide a sprangate.
Roma: Anna Maria Tarantino viene picchiata, strangolata e uccisa da un uomo che non accettava un suo rifiuto. L’ha uccisa perchè lei ha detto di No. Lo stesso è avvenuto per tante altre.
Biella: Rosangela de Donà viene trovata uccisa e bruciata dentro il bagagliaio dell’auto. E’ stato arrestato un pregiudicato per motivi annessi ad affari economici di non si sa quale genere.
Venezia: Roberta Vanin muore di coltellate per mano dell’ex convivente. Continuavano a frequentarsi per motivi di lavoro nonostante la separazione. Avevano avuto dei contrasti aggravati dal fatto che lei aveva intrecciato una nuova relazione. Lui ha tentato il suicidio. Senza riuscirci.
Torino: Simona Melchionda viene uccisa e gettata nel fiume. Dopo molti giorni il suo ex, un carabiniere, confessa di averla uccisa con la sua pistola d’ordinanza.
Cremona: Debora Palazzo viene uccisa a colpi di arma da fuoco dall’uomo con cui viveva una relazione oramai agli sgoccioli. Lui poi si suicida.
Villa Raspa di Spoltore: Angela Mihaloeva, ammazzata per strangolamento dal suo compagno. Secondo la stampa avevano problemi di miseria. E si sa che tutti i poveri per placare i disagi derivanti dalla povertà ammazzano le donne.
Torino: una donna di origini filippine viene trovata morta nel suo appartamento, strangolata e senza slip. Si presume sia stato un conoscente.
Cremona: Maria Montanaro e Livia Balcone, entrambe ex dell’assassino, vengono uccise con un arma da fuoco da un uomo che decide in un solo giorno di fare i conti con le sue ex fidanzate, una delle quali per nulla recente, e poi suicidarsi.
Potete continuare da sole. Alla voce femminicidio e tentato omicidio o strage familiare del blog Bollettino di Guerra.
Segregata in un tugurio e costretta a prostituirsi
Un nordafricano è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Portoria per aver sequestrato e costretto a prostituirsi per quasi due anni una ragazza italiana, soggiogata dalla dipendenza droga.
La giovane era tenuta prigioniera all'interno di un appartamento-tugurio nel centro storico ed era costretta a consumare i rapporti sessuali con i clienti su un materasso di fortuna in mezzo all'immondizia.
Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti
Si chiama 'Dirty energy', cioè energia sporca, l'operazione che ha portato a Pavia al sequestro dell'impianto della Riso Scotti Energia spa, un'azienda del gruppo Riso Scotti costituita per produrre energia pulita dagli scarti di produzione del riso e da fonti rinnovabili. Ma dove in realtà venivano bruciati anche rifiuti come legno, plastiche, imballaggi e pure fanghi di depurazione delle acque reflue urbane e industriali con livelli troppo alti di concentrazione di metalli pesanti, fra cui cadmio, piombo, mercurio e nichel. Sono in tutto 12 le persone indagate, sette (incluso il presidente dell'azienda Giorgio Radice) quelle finite agli arresti domiciliari, 60 le perquisizioni effettuate e 46 i mezzi sequestrati. Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, frode nelle forniture pubbliche e truffa ai danni dello Stato, perché l'energia prodotta da fonti pulite viene pagata di più. In questo caso la stima è di 30 milioni di euro di profitto ingiusto dal 2007 al 2009.
Le indagine coordinate dalla Procura di Pavia - sviluppate dal Corpo forestale di Pavia in collaborazione con la polizia scientifica - hanno preso il via nel 2007 da una segnalazione della Procura di Grosseto. Quello che è stato appurato è che nessuno dei carichi che arrivavano da impianti di trattamento dei rifiuti di Puglia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana (circa 40mila tonnellate) è mai stato respinto, anche se non conforme alle norme. Anzi, si è scoperto che i certificati di analisi erano falsificati grazie a laboratori compiacenti e che alla Riso Scotti Energia alla lolla (cioè la parte del riso che racchiude i chicchi) venivano mischiati anche questi rifiuti e le scorie di combustione. Così si è posto anche un problema di sicurezza alimentare: questa lolla inquinata non solo è stata bruciata nell'impianto, ma 5.400 tonnellate sono state vendute per fare le lettiere ad allevamenti zootecnici in Lombardia, Veneto e Piemonte e per costruire pannelli, oltre che ad altri impianti di termovalorizzazione. "Non ci sono atti di indagine sugli impianti di produzione del riso", precisano comunque i vertici del Corpo forestale lombardo.
Resta ancora da valutare l'inquinamento dell'aria. Nel controllo effettuato a ottobre del 2009, ha spiegato il comandande provinciale di Pavia, Paolo Moizi, si è scoperto che l'impianto di misurazione dei fumi era malfunzionante e segnava valori talmente bassi da essere praticamente impossibili. Agli arresti domiciliari sono così finiti - nell'operazione che ha coinvolto in questi giorni 250 forestali - oltre a Radice, il direttore tecnico e il responsabile dell'impianto Massimo Magnani e Giorgio Francescone, e una impiegata, Cinzia Bevilacqua. Ma anche il responsabile del laboratorio Analytica di Genzone (Pavia), Marco Baldi, il tecnico responsabile del laboratorio Silvia Canepari e Alessandro Mancini, pisano, che ha fatto da intermediario.
Si tratta della prima inchiesta di questo tipo su un impianto a energia da biomasse, ha spiegato il comandante regionale della Forestale, Ugo Mereu, rimarcando che "ci sarebbe necessità di controlli, ma il nostro è uno dei corpi più piccoli: siamo meno dei vigili urbani di Roma".
mercoledì 24 novembre 2010
Cassino: operaio muore schiacciato sotto la pressa della Cartiera
Lascia moglie e due figli l'operaio di 52 anni, Bruno D'Alessandro, morto ieri notte in un incidente sul lavoro, nella Cartiera di Cassino, in provincia di Frosinone. D'Alessandro, originario di Pignataro Interamna, è rimasto schiacciato da una pressa, che si è riavviata mentre l'operaio stava cercando di capire l'origine del guasto. Gli ingranaggi lo hanno travolto. La tragedia è avvenuta dopo le ore 23.30.
Sull'episodio stanno indagando i carabinieri della compagnia di Cassino e gli ispettori della Asl che dovranno stabilire cosa realmente sia accaduto. Nonostante i tempestivi soccorsi, D'Alessandro è arrivato all'ospedale di Cassino quando ormai non c'era più nulla da fare. La procura della Repubblica ha disposto il sequestro del macchinario e i carabinieri stanno ascoltando ora i colleghi e il responsabile di turno.
martedì 23 novembre 2010
Brescia, giustizia impossibile
Strage di Brescia: sentenza di assoluzione per insufficienza di prove. “La sentenza mortifica i parenti delle vittime”; “Niente giustizia per mio padre, oggi mi manca ancora di più”; “Me l’aspettavo. Come si fa a fidarsi delle istituzioni?”; “La vergogna di Roy Hagen” (Delfo Zorzi, uno degli imputati); “La nuova ferita”. Questi alcuni dei titoli di giornale.
Capisco il dolore dei parenti: la condanna dei colpevoli non restituirebbe la vita ma realizzerebbe una specie di equilibrio; resterebbe il dolore, non la frustrazione, l’ira, l’impotenza. Ma è possibile – pensano – che, dopo 36 anni, questo equilibrio non sia stato realizzato? Si, è possibile, soprattutto dopo 36 anni. Provo a spiegare perché.
Il processo non si fa solo ai colpevoli, non serve per ratificare una sentenza di condanna già emessa. Se così fosse, sarebbe inutile: c’è un delitto, la polizia scopre il colpevole, il pm lo condanna all’ergastolo. Il processo si fa nei confronti di persone che non si sa se sono colpevoli o no; serve per accertarne la colpevolezza; e, ma è la stessa cosa, per accertarne l’innocenza. La rabbia della vittima per una sentenza di assoluzione è l’altra faccia della medaglia della rabbia dell’imputato per una sentenza di condanna: ognuno dei due ha già deciso, prima ancora che il processo finisca, che la sentenza “giusta” è quella che corrisponde alla sua aspirazione. Ma questa convinzione è dissennata. La sentenza “giusta” è solo quella emessa dal giudice nel rispetto delle regole. Solo se si prova che il giudice è stato corrotto o ha trascurato prove decisive in un senso o nell’altro, solo in questo caso la sentenza può essere definita “ingiusta”. E allora si farà un altro processo e ci sarà una nuova sentenza. Insomma nessuno è “colpevole” se una sentenza non lo qualifica tale.
Una sentenza è cosa diversa dal giudizio del privato cittadino. Una sentenza deve essere motivata solo sulla base delle prove acquisite nel processo, non può fondarsi su convincimenti personali, sensazioni, intuizioni, nemmeno sull’accertata responsabilità dell’imputato in altri casi analoghi.
Ecco perché non c’è necessaria coincidenza tra la decisione del giudice e la verità storica. Può non piacere, può deludere, ma è così. La sentenza è il tentativo degli uomini per garantire una civile convivenza, la soluzione dei rapporti tra i cittadini; ma non può essere considerata un oracolo, il giudizio divino, la Verità.
È normale che non si arrivi a una decisione certa dopo 36 anni; è quasi impossibile. Si scopre un documento dopo 15 anni; a quando risale, chi lo ha conservato, perché non è stato trovato prima? E se è falso, come dice Tizio, smentito da Caio ma confermato da Sempronio? Arriva un testimone, dopo 10 anni, rivela alcune cose, ne smentisce altre, poi ritratta. Quando ha detto la verità, prima, dopo? E perché si è fatto vivo dopo 10 anni? Chi lo ha mandato? Il problema è che il giudice non può dire, come chiunque, “boh, non ci capisco niente, non ho elementi per decidere, chiedete a qualcun altro”. Lui deve emettere una sentenza; e, quando gli elementi a sua disposizione non sono sufficienti per decidere, non gli resta che dirlo: insufficienza di prove. Non c’è da stupirsene. La Corte Suprema degli Stati Uniti giudicò irragionevole la tesi in base alla quale l’assassino di John Kennedy era Lee Oswald, poi ammazzato da Jack Ruby in un impeto d’ira e di vendetta. Ma non fu possibile trovare le prove su chi fosse il mandante del primo e del secondo omicidio. Supposizioni, convincimenti, pregiudizi: la Cia, i terroristi, gruppi di potere di varia natura. Ma a chi fare il processo? Chi mandare sulla sedia elettrica?
E qui, nel nostro Paese, a Brescia: sì, strage nata negli ambienti neofascisti, così hanno detto alcune sentenze; ma chi piazzò l’ordigno, chi dette gli ordini, chi progettò? Non si è accertato; in 36 anni decine di giudici, centinaia di poliziotti, hanno fatto quello che potevano per accertare la verità; certamente altri, molto potenti, hanno fatto anche loro quello che potevano per impedire le indagini. Ci sono riusciti; in Italia, come negli Usa, come in qualsiasi altro Paese, quando il Potere decide di sottrarsi al controllo di legalità. È la constatazione di una verità che, presto o tardi, tutti debbono capire: la storia non si fa con le sentenze, si fa con le elezioni; e, qualche volta, con le rivoluzioni.
I baroni Rothschild tra carbone e eco-chic
I banchieri Rothschild, di origine ebrea aschenazita, sono oggi tra le dinastie del business più prestigiose al mondo, con un potere enorme. Controllano società bancarie, industriali, commerciali, minerarie turistiche, ma anche agenzie di stampa e testate giornalistiche, come il quotidiano Libération, punto di riferimento della sinistra francese.
Gelosi custodi delle loro ricchezze, i Rothschild sono sempre stati amanti dell’anonimato. Pochissime società portano il loro nome: nella maggior parte dei casi agiscono dietro le quinte, investono capitali tramite banche o fondi di cui sono azionisti e intascano rendite miliardarie.
L’ultimo movimento dei rampolli Rothschild di cui si abbia notizia risale a un paio di giorni fa ed è significativo per le lezioni di politica energetica che porta con sé. Vallar, la cassaforte finanziaria creata dal trentanovenne Nathaniel (Nat) Rothschild, ha deciso di investire 3 miliardi di dollari per creare una società mineraria che permetterà alla potente famiglia indonesiana dei Bakrie di quotarsi in borsa a Londra. Bumi Plc., questo il nome della società, metterà insieme gli asset di due gruppi minerari indonesiani e il capitale di Vallar, per diventare il più grande fornitore estero di carbone per le centrali termoelettriche cinesi. Il carbone – di cui la Cina è il maggior produttore e consumatore al mondo – soddisfa oggi il 75% del fabbisogno energetico cinese. Ma non basta mai e ne servirà sempre di più per sostenere l’inarrestabile crescita economica di Pechino.
Rothschild l’ha capito al volo e si è buttato a pesce su quella che non ha esitato a definire “un’opportunità che può capitare solo una volta nella vita“. L’accordo, che sarà completato entro aprile, consegnerà a Nat il 37% della nuova impresa. Il ruolo del banchiere barone sarà – come sempre nella storia dei Rothschild – quello di finanziatore di famiglie fortemente indebitate. I Bakrie, infatti, conferiranno in Bumi Plc. asset minerari gravati da 4,4 miliardi di dollari di debito. “Senza il nostro intervento la famiglia Bakrie non avrebbe mai potuto entrare in borsa“, ha dichiarato Nat Rothschild.
“La nostra politica è quella di fomentare le guerre (…) dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti sprofondino sempre più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere“, aveva dichiarato il capostipite della famiglia Amschel Mayer Rothschild nel 1773. Oggi sembra che le cose per gli eredi non funzionino in modo molto diverso.
Per fortuna a salvare la reputazione dei baroni ci pensa il più giovane tra gli eredi: David Mayer De Rothschild. Nato nel 1978 a Londra, è oggi uno dei più famosi ambientalisti britannici e leader di Adventure Ecology, un gruppo che organizza spedizioni tra le bellezze naturali del pianeta per aumentare la consapevolezza sugli effetti dei cambiamenti climatici. Compresi quelli che produrrà presto la nuova joint venture del suo amato cugino Nat.