giovedì 30 settembre 2010

lettura di giornali

Secondo l'ultima indagine Audipress, il primo quotidiano d'Italia continua a essere la Gazzetta dello Sport (4.132.000 lettori medi giornalieri) con un incremento di 137mila unità (le variazioni sono calcolate dal primo quadrimestre al secondo quadrimestre del 2010). Segue La Repubblica, che guadagna 60mila lettori giornalieri 3.269.000. Sul terzo gradino del podio, Il Corriere della Sera, che perde però 145mila lettori e si ferma ora a quota 2.725.000.

La Stampa mantiene la quarta piazza, facendo registrare l'incremento maggiore in termini assoluti (+215mila lettori) e ottenendo 1.908.000 lettori complessivi. L'altro quotidiano sportivo, Il Corriere dello Sport-Stadio ha 1.669.000 lettori quotidiani. A seguire Il Messaggero con 1.346.000 e Il Resto del Carlino con 1.282.000.

Da segnalare la performance de La Gazzetta del Mezzogiorno, che fa segnare un rialzo di 102mila lettori, portandosi a quota 712mila.

Male Il Giornale (705mila lettori, meno 62mila lettori) e Libero (388mila, meno 28mila) e "bene" L'Unità che vede crescere i suoi lettori a 389mila (+30mila), ma che vende comunque meno di Il Secolo XIX°, de Il Tirreno e del La Sicilia, per esempio.

Non sono noti i dati su Fatto e Manifesto.

domenica 26 settembre 2010

Montezemolo all'attacco della Lega, Fini all'attacco sulla legalità. E la sinistra dorme

Dopo il discorso di Fini di ieri, oggi tocca alla fondazione di Montezemolo attaccare la Lega Nord con un semplicissimo discorso: la Lega è corresponsabile del "disastro italiano", dato che negli ultimi 16 anni ne ha passati ben 11 al governo, senza contare l'amministrazione locale.

Il PD tace.

Oltre alla disastrosa gestione del territorio da parte del PD, di cui ho parlato qui, c'è una assenza totale di qualsiasi buonsenso politico e di parole d'ordine. C'è un vuoto pneumatico che dipende in larga parte anche dalla totale assenza di una linea guida. I Montezemolo e i Fini sono alfieri di una destra liberista e capitalista, perfettamente a loro agio in un mondo capitalista; non hanno bisogno di formulare un'alternativa o di "convertirsi": la loro offerta politica è un mondo uguale a questo ma più pulito, in cui la legalità e il razzismo non devono trovare posto. Mentre il PD e i partiti dei centrosinistra di tutta Europa sono in crisi perché questo mondo stride pesantemente con il modo di pensare del loro (potenziale) elettorato, che, indipendentemente dal fatto di avere creduto o meno nel "sogno comunista", non accetta che i valori socialdemocratici e sindacali siano stati di fatto svenduti. E come già ho avuto occasione di dire, tra una destra vera e una imitazione insicura, l'elettore "moderato" sceglie naturalmente l'originale.

Questo spiega perché, ad esempio, un partito come il PD si trovi in difficoltà nell'attaccare Marchionne, la Fiat, difendere i diritti sindacali, attaccare il sistema finanziario, contestare guerre e imperialismo economico e politico del mondo occidentale. Non spiega però la mancanza di polso su temi pertinenti a ogni persona onesta e che non dovrebbero essere appannaggio di alcun partito politico (né, a onor del vero, essere un tema di discussione in uno stato civile).
L'unica cosa che lo spiega è una mancanza di strategia base, soprattutto sul come entrare in futuro nel governo.

Il fatto è che attualmente il PD è in una fase dominata dalle manovre dalemiane. E con dalemiane uso un aggettivo riferito al "modo" di operare queste strategie, senza sapere quanto Massimo d'Alema stesso rientri nel gioco. Il PD ha abbandonato la "vocazione maggioritaria" di veltroniana memoria, e ha deciso di entrare al governo tramite le strategie di palazzo. Né più né meno di quanto abbia fatto nella Regione Sicilia (si veda l'eccellente articolo di Alessandro Tauro per Alla-fonte).

Per questo motivo il PD tace su quasi tutto: non ha intenzione di esporsi. La mancanza di un attacco generale sui temi della politica leghista è dovuto proprio a questo: il PD non ha ancora deciso se la Lega possa essere un possibile alleato con cui governare il paese, magari con una desistenza che consenta alla Lega di portare a casa ulteriori benefici fiscali e autogovernativi delle "regioni verdi" Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, in cambio di un supporto in Parlamento. Ricordiamo che fin dal 1996 D'Alema, per esempio, ha sempre considerato la Lega un possibile interlocutore.

Questa mancanza di una posizione chiara nei confronti della Lega, di UDC, di FLI, delle sinistre, di Di Pietro, è dovuta appunto al fatto che il PD, conscio di essere al palo del 25% nazionale in caso di elezioni, preferirebbe o appoggiare un nuovo governo in questa attuale legislatura, oppure potersi presentare con le mani libere e potere entrare in una qualsiasi maggioranza di governo futura. L'unico requisito posto dal PD è che la maggioranza non comprenda Berlusconi.

giovedì 23 settembre 2010

Leghista rimane senza bonus bebè. "Colpa" della moglie ucraina

(di Manuel Sgarella, da qui)

«Mi sento come tra due fuochi o, peggio, su una mina, con un piede sul detonatore e uno no». Stefano Bottaccioli è un tradatese simpatizzante della Lega Nord e non ha problemi ha raccontare la propria storia: non ha avuto il bonus bebè perché sua moglie è ucraina e non ha ancora avuto la cittadinanza italiana. «Ma per me non è un problema, non sono 5mila euro che potrebbero anche cambiare la vita, sono 500 euro – racconta –. E poi sono un simpatizzante della Lega da oltre 20 anni, ci credo in quel che fanno e li sostengo». Una storia strana, emersa in attesa della sentenza sul provvedimento comunale giudicato discriminatorio dal giudice del lavoro e sul quale, dopo il primo ricorso del comune, dovrebbe pronunciarsi a breve il Tribunale collegiale.
Stefano è conosciuto in città come il “tuttofare”, effettua diversi lavori di manutenzione e da poco è diventato autonomo. «Tempo fa ho bussato alle porte del comune dopo che avevo perso il lavoro, mi hanno subito aiutato. E come me, tanti altri hanno ricevuto aiuti: le porte del comune, per quel che posso dire io, sono sempre state aperte per chi aveva bisogno, soprattutto in questo periodo di crisi».
Il figlio nato dall’unione con Natalia, la moglie 30enne che è in Italia dal 2004, si chiama Maxim ed ha circa due anni. «Da quando ci conosciamo, io e Natalia, non abbiamo mai litigato – racconta Stefano -, nemmeno sulla questione del Bonus Bebè. Lei ha una visione diversa dalla mia: sostiene che il figlio è totalmente italiano, che non è giusto sia discriminato perché ha una madre che non ha ancora la cittadinanza italiana. Io le rispondo che non è questo che caratterizza il comune. Magari il provvedimento si può sistemare, ma sono tante altre le cose buone, e più importanti, che sono state fatte in questi anni, soprattutto per chi è in difficoltà. Come anche tutta l’attenzione che è stata data ai rifiuti e alla raccolta differenziata, un grande passo avanti».
Stefano non sembra volersi sbilanciare troppo sul bonus bebè, ma spiega ridendo che «mi trovo tra due fuochi, anche emotivamente: da una parte credo sia giusto darlo solo agli italiani, dall’altra ho mia moglie come esempio. Sono diviso al 50 per cento».

mercoledì 22 settembre 2010

Spara alla figlia di 3 anni poi si uccide

(da qui)

BRESCIA - Un uomo ha ucciso la figlia e poi si è tolto la vita, a Lonato (Brescia). Accanto ai due cadaveri c'era anche la carcassa di un cane, sempre ucciso dall'uomo. Alberto Fogari, 42 anni, l'uomo che ha compiuto la strage pare fosse rimasto molto turbato dalla sentenza del Tribunale che giovedì scorso 16 settembre aveva disposto che la figlia restava affidata alla madre e lui poteva vederla solo un giorno alla settimana. Inoltre due settimane fa la mamma di Nicole si era risposata. Potrebbe essere in questi due eventi l'origine dell'attimo di follia e disperazione che ha portato Fogari all'omicidio-suicidio. Secondo alcune testimonianze l'uomo non aveva preso molto bene la decisione del giudice, anche se non pare ci fossero mai stati problemi nè litigi in precedenza con la madre di Nicole. La loro storia (i due non si erano mai sposati) era finita un anno dopo la nascita della bambina. Con la mamma di Nicole i rapporti erano rimasti buoni e lui trascorreva regolarmente alcuni giorni con la figlia. Entrambi poi si erano rifatti una vita. Lei con l'uomo che ha appena sposato. Lui con un'altra donna, con la quale, pare, avesse intenzione di aprire un asilo infantile. Dal suo profilo su Facebook, emerge anche che Fogari aveva un altro figlio di 13 anni, Nicola.

UN BIGLIETTO IN AUTO - Prima di mettere in atto il suo folle gesto Fogari ha lasciato un biglietto di addio e di scuse sul cruscotto dell'auto. Sul biglietto ci sarebbero delle frasi generiche per giustificare il gesto e qualche parola di commiato: «Da lassù - avrebbe scritto l'uomo - vi proteggerò».

appello per gli eritrei in Libia

Vi invito, come chiesto in un appello lanciato, fra gli altri, dal blog NoirPink, che questa Piccola Bottega si fregia di seguire, a inviare il testo della seguente lettera alle persone indicate in calce al blog (via mail e/o via posta tradizionale). E' un appello a una azione internazionale per fermare la persecuzione di richiedenti asilo eritrei respinti da Italia e Malta.

An urgent appeal to the international institutions asking them to prevent the deportation and stop the persecution of the Eritrean refugees in Libya.

Eritreans refugees in Libya, who were originally “pushed back” by Italy and Malta, are being still subjected to the risk of imminent deportation from Libya. We are launching an urgent appeal to the United Nations and the European Union.

After learning through the websites of EveryOne Group, Agenzia Habeshia, the Italian Radical Party and NoirPink of the situation of neglect the over 200 Eritreans in Libya now find themselves in,

I, [NAME AND SURNAME / NOME E COGNOME], [DATE AND PLACE OF BIRTH / DATA E LUOGO DI NASCITA], living in [COUNTRY / STATO], [ADDRESS / INDIRIZZO], e-mail [E-MAIL], Tel. No. [TELEPHONE NUMBER / NUMERO TELEFONICO],

wish to join the appeal for urgent intervention from the EU and UN institutions and authorities to prevent the imminent deportation from Libya of the Eritrean refugees, most of whom were originally pushed back from Italy and Malta towards the end of July 2010.

In spite of the promises made, the Italian Government is doing nothing to ensure the Eritreans are not sent back to Eritrea, where they would face certain persecution. So today we are forced to issue yet another urgent appeal. Time is running out, we have to take action as soon as possible if we are to save these people.

We are asking you to take urgent action to prevent this humanitarian tragedy deteriorating over the next few hours and to stop, once and for all, with urgent measures, the imminent deportation of these people back to Eritrea. As well as the 200 refugees awaiting deportation, there are many others in the Kuifia detention centre in Libya who may well be entitled to apply for asylum in the European Union.

Together with EveryOne Group, Agenzia Habeshia and NoirPink, we are renewing our appeal for the asylum seekers blocked in Libya. We are asking that a proper and lasting solution be found to this problem, with a project of resettlement in Europe for refugees in need of international protection.


INDIRIZZI E-MAIL

Alto Commissario ONU Diritti Umani
infodesk@ohchr.org
Urgent-action@ohchr.org
Migrant@ohchr.org

Alto Commissariato ONU Rifugiati
stefanak@unhcr.org
Guterres@unhcr.org
Boldrini@unhcr.org

Consiglio d'Europa
commissioner@coe.int

Commissione europea contro razzismo e intolleranza
combat.racism@coe.int

Commissione europea
jose-manuel.barroso@ec.europa.eu



INDIRIZZI POSTALI

Hon. Ban Ki-moon
Secretary-General of the United Nations
Office of the Spokesman for the Secretary-General
 United Nations
S-378
New York, NY 10017


Hon. Navanethem Pillay
United Nations High Commissioner for Human Rights
Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR)
Palais des Nations
CH-1211 Geneva 10, Switzerland


Hon. António Guterres
United Nations High Commissioner for Refugees
Case Postale 2500
CH-1211 Genève 2 Dépôt
Suisse


Hon. Jerzy Buzek
President of the European Parliament
Paul-Henri Spaak building, Rue Wiertz, 60
Brussels
Belgium


Hon. Thomas Hammarberg
Commissioner for Human Rights at the Council of Europe
Avenue de l’Europe
67075 Strasbourg Cedex
Tel +33 (0)3 88 41 20 00


Hon. José Manuel Barroso
President of the European Commission
Berlaymont building, 200 rue de la Loi (Wetstraat)
Brussels
Belgium


Hon. Jacques Barrot
European Commissioner for Justice, Freedom &
Security
European Commission - DG Justice, Freedom and Security
B-1049 Brussels
Belgium

martedì 21 settembre 2010

l'ultima Lega

Questo è un video che dovrebbero vedere con molta, moltissima attenzione tutti gli attivisti e i dirigenti del PD e dei vari partiti della sinistra. Un video che spiega perfettamente lo stato di totale abbandono ideologico e politico in cui si è lasciata una buona fetta di nord, lasciando che la Lega potesse fare incetta di voti e persone.

lunedì 20 settembre 2010

Afghanistan: militari americani "uccidevano civili per divertimento"

(da qui)

WASHINGTON - Hanno ucciso civili afgani per divertimento. Diversi soldati americani della quinta brigata di combattimento Stryker sono sotto inchiesta per aver costituito un vero e proprio "squadrone della morte" soltanto per ammazzare il tempo. Sulla base di documenti relativi all'indagine delle forze armate Usa e delle testimonianze di persone vicine al dossier, il Washington Post fornisce un'agghiacciante ricostruzione di quello che è uno dei casi più macabri che abbiano mai coinvolto le truppe statunitensi dall'inizio dell'operazione in Afghanistan nel 2001. Quegli omicidi, scrive il giornale, "sono stati compiuti essenzialmente per sport da soldati dediti all'hascisc e all'alcol".

I militari, tutti componenti della quinta brigata di combattimento Stryker, hanno meditato per settimane sull'idea. Avevano cominciato a parlare della creazione di un "kill team" nel dicembre scorso. E hanno messo in atto il loro progetto il 15 gennaio nel villaggio di La Mohammed Kalay, nella provincia meridionale di Kandahar: la folle sequenza di morte è iniziata quando un afgano si è avvicinato a un soldato statunitense che ha simulato un attacco e gli altri effettivi Usa hanno aperto il fuoco uccidendo il civile. "Soddisfatto" del gioco, lo "squadrone della morte" ha proseguito nei giorni e nelle settimane seguenti, fino a maggio.

Ma togliere la vita a dei civili inermi non era abbastanza. Quei soldati, tra i quali un sergente, smembravano i cadaveri delle loro vittime, li fotografavano, ne conservano delle parti come souvenir. Tutto questo mentre avevano il compito di garantire la sicurezza dei partecipanti a un incontro tra ufficiali americani e un capo tribale.

L'inchiesta delle forze armate americane vuole accertare anche le responsabilità dei superiori: il padre di uno dei soldati ha raccontato di aver ripetutamente cercato di avvisare le autorità militari dopo che il figlio gli aveva raccontato del primo omicidio. Ma le sue segnalazioni sono cadute nel vuoto.

Cinque soldati sono già stati incriminati per tre omicidi. Altri sette sono indagati per aver tentato di ostacolare l'inchiesta, aver aggredito un soldato che aveva allertato le gerarchie militari, oltre che per possesso e assunzione di hashish. Tutti hanno respinto le accuse.
 
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