lunedì 30 agosto 2010

Sequestrato dalla badante: "Voleva che le intestassi la casa"

(di Bruno Persano, da qui)

Sequestrato tre giorni dalla badante e dal fidanzato della ragazza. "Mi hanno picchiato, non mi davano da mangiare. Volevano che gli intestassi la casa". Un ottantenne, ex insegnante di Chiavari, è stato tenuto in ostaggio dalla ragazza incinta che aveva accolto in casa per darle un lavoro, e dal suo ragazzo di 17 anni.

Con la violenza gli avevano estorto un atto di cessione del suo appartamento in via Fiume. Un poliziotto del Commissariato che abita vicino, ha sentito però le urla dell'anziano e ha suonato alla porta della casa. Il pensionato era pallido, dimagrito, sofferente. Sollevato dalla visita dell'agente, ha confessato l'incubo che viveva da tre giorni.

Dovoica Blidariu, nomade romena di 22 anni, incinta al quarto mese, e il suo fidanzato diciassettenne, anch'egli romeno, sono stati fermati per estorsione, lesioni e sequestro di persona. Il giudice ha convalidato l'arresto. L'anziano è stato medicato all'ospedale di Lavagna.

"Quella ragazza - ha raccontato l'ex insegnante - la vedevo spesso sui gradini della chiesa Nostra Signora dell'Orto dove io vado quasi ogni giorno. Chiedeva l'elemosina. Era incinta e volevo aiutarla".

La ventiduenne fa parte di un gruppo di stranieri che è domiciliato a Genova ma ogni mattina giunge a Chiavari per fare la questua.

"Volevo aiutare quella ragazza. Le davo cinque, dieci euro. Ha preso ad accompagnarmi a casa. Mi faceva pena; mi sembrava che non avesse da mangiare. Le ho offerto un pranzo a casa. Quello è stato il mio errore, perché di fatto è tornata anche nei giorni successivi e s'è offerta di farmi da mangiare. Mi faceva un po' da governante anche se io sono abituato a vivere da solo e, a parte qualche problema alle gambe, mi faccio tutto da solo".

Poi, mercoledì il sequestro: "È venuta a casa - ricorda l'anziano - ha lasciato la porta aperta per far entrare anche il suo fidanzato. Insieme mi hanno immobilizzato e picchiato. Volevano che gli regalassi il mio appartamento. Per costringermi a firmare mi hanno tolto cibo e acqua per tre giorni. Per fortuna è arrivata la polizia".

venerdì 27 agosto 2010

Torino, aggredita in strada con l'acido: marocchina 19enne finisce in ospedale

(da qui)

MILANO - Una giovane marocchina di 19 anni è stata aggredita a Torino nella serata di giovedì da un uomo che si è avvicinato in strada e le ha versato dell'acido muriatico addosso. La ragazza è stata ricoverata al Cto per le ustioni. Altre tre persone sono rimaste ferite dagli schizzi: una donna anziana e suo figlio, italiani, e un uomo marocchino. I tre, soccorsi dal 118, sono stati portati in ospedale, ma sono stati dimessi già in nottata. Hanno riportato qualche bruciatura guaribile in un paio di settimane.

L'AGGRESSIONE - Secondo le prime ricostruzioni, la ragazza - regolarmente residente sul territorio italiano - era appena scesa dal bus alla fermata di corso Principe Oddone e stava rincasando. Arrivata all'altezza del bar Lupi è stata avvicinata dall'aggressore che ha agitato una bottiglia contenente l'acido muriatico. In quel momento di fronte al locale si trovavano diverse altre persone. L'aggressore si è poi allontanato a bordo di una vettura di colore scuro. La ragazza marocchina si trova tuttora ricoverata in condizioni gravi, con ustioni su tutta la parte alta del corpo. I carabinieri della compagnia Oltredora che stanno effettuando le indagini su quanto accaduto non escludono nessuna ipotesi, tuttavia quella più accreditata resta quella passionale.

Ragazzini prendono a calci un immigrato "Vattene via". E i genitori ridono

(da qui)

MACERATA - Insultato e preso a calci da un gruppo di ragazzini. La vittima è un immigrato originario del Bangladesh, i piccoli razzisti non un gruppo di bulletti di periferia ma bambini che stavano trascorrendo una giornata in spiaggia, sotto gli occhi divertiti dei genitori. E' successo a Civitanova Marche, in provincia di Macerata. Davanti a numerosi testimoni, fra i quali c'era anche un cronista.

L'immigrato, che lavora come ambulante sulle spiagge marchigiane delle vacanze, al termine del consueto giro tra gli ombrelloni si era fermato a riposare su una sdraio dello stabilimento Golden Beach. Cinque bambini lo hanno circondato intimandogli di allontanarsi a suon di insulti e calci contro la sdraio sulla quale era seduto. "Alzati da qua, vattene, questa è proprietà privata!", hanno detto i ragazzini al giovane immigrato. Poi gli insulti a sfondo razzista: "Amigo vattene, vai a vendere fuori da qua. Questa roba l'hai rubata". Poiché l'immigrato non rispondeva agli insulti, uno dei cinque gli ha sferrato dei calci dietro la sdraio colpendolo alla schiena.

Il tutto si è svolto sotto gli occhi di un gruppo di adulti, molto probabilmente i genitori, seduti a poca distanza sotto l'ombrellone. Non solo non sono intervenuti per fermare i bulletti, ma si sono messi a ridere del loro comportamento. Altri bagnanti non si sono accorti di quanto stava accadendo, o hanno preferito ignorare. Alla fine, l'ambulante si è alzato dalla sdraio e, in un italiano stentato, ha detto "siete stati molto cattivi". E si è allontanato, rifiutando di denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine.

giovedì 26 agosto 2010

la metropolitana fantasma di Parma

(di Francesco Alberti, da qui)

PARMA - Basta un clic per salire sulla nuova metropolitana di Parma. Un clic sul sito di «Metroparma spa» e via. Tutti a bordo dell'ultimo gioiello della terra di Maria Luigia: due linee per un totale di 11 chilometri, modernissimi convogli di 30 metri l'uno, utenze da latitudini cinesi («96.700 spostamenti giornalieri - è scritto - per un totale annuo che supera i 24 milioni di passeggeri»). Decisa anche la data d'inizio lavori: estate 2009. L'estate dell'anno scorso. Altro clic. Dissolvenza. E fine della favola. Proprio così. Perché nel frattempo il progetto, già approvato, finanziato e con tanto di vincitori della gara d'appalto, è finito in cantina: non si farà mai, cancellato. Esiste solo sul sito di «Metroparma spa», società ormai in sonno. Un sonno che però ora rischia di generare mostri dato che sulla storia surreale di questa metropolitana fantasma si sono piantate da qualche giorno le unghie della Finanza che, sulla base di un fascicolo aperto dalla Procura di Parma, ha bussato alla porta di «Metroparma spa» e del Comune guidato dalla giunta civico-polista del sindaco Vignali, sequestrando tutte le carte del progetto.

Un progetto decollato nel 2005 grazie al sapiente gioco di squadra tra la giunta di Parma, allora guidata dal sindaco Elvio Ubaldi, e l'allora ministro delle Infrastrutture, il parmense Pietro Lunardi. L'accordo prevedeva: 172 milioni dallo Stato, 96 dal Comune tramite mutuo trentennale e altri 38 milioni per il materiale rotabile. Pareva una marcia inarrestabile. Via libera dal Cipe e appalto vinto da una cordata di imprese quanto mai bipartisan: Pizzarotti assieme alle rosse Coopsette e Ccc. Poi però la cosa si è arenata, i costi sono lievitati, i progetti cambiati, la giunta di Parma ha cominciato a tentennare: qualcuno ha dato la colpa alla recessione, altri ai tagli. Risultato: fondi revocati, niente metro.

Qui è entrata in azione la Finanza. Non ci sono per ora indagati né ipotesi di reato. Ma tante domande e qualche brivido. Il brivido viene da una cifra. Stando ai fascicoli in mano alla Finanza, tra consulenze e progettazioni sarebbero comunque già stati spesi la bellezza di 30 milioni: per un'opera che vedrà mai la luce. La giunta parmense ridimensiona, parla di «meno della metà». Comunque, una bella sommetta. Le domande invece nascono dagli esposti presentati in questi mesi dal comitato «Stopmetro» (cartello di cittadini e associazioni da sempre contrari al progetto) e dall'avvocato Arrigo Allegri, che contro la metro tentò vanamente la strada del referendum abrogativo. Nel progetto si parlava di «24 milioni di potenziali passeggeri». E su questa base il Cipe diede il via libera. Ma una successiva delibera della stessa «Metroparma spa» riconobbe che in realtà i viaggiatori non potevano superare gli 8 milioni e mezzo (parliamo di Parma, 170 mila abitanti, non del Cairo), ridando fiato a chi sosteneva l'inutilità dell'opera. E dopo, in occasione del secondo progetto definitivo (mai approvato), è riaffiorata la storia dei 24 milioni di passeggeri. Un balletto di cifre.

Altro aspetto da chiarire, il ruolo di Ercole Incalza, esperto in sistemi metropolitani, da sempre vicino all'ex ministro Lunardi e il cui nome è comparso di recente nell'inchiesta su Anemone. Afferma l'avvocato Allegri: «Nel 2006, pochi giorni prima che il progetto andasse al Cipe, Incalza, allora consigliere del ministro Lunardi, venne nominato dal sindaco Ubaldi nel cda della società Metro, trovandosi così nel doppio ruolo di esaminatore del progetto e titolare dello stesso. E successivamente, pur restando nel cda della Metro, divenne capo della struttura ministeriale che doveva fare l'istruttoria del progetto». Replica dell'allora sindaco Ubaldi: «Non mi risulta: Incalza non aveva formalmente incarichi quando entrò, tra l'altro senza specifiche deleghe, nel cda della società Metro. E quando ottenne ruoli esecutivi a Roma, si dimise a Parma». Fosse stato per Ubaldi, la metro andava fatta, «e l'inchiesta ora è sacrosanta perché lo spreco di denaro è stato enorme e qualcuno dovrà risponderne». Vignali e la sua giunta hanno comunque di che consolarsi: il governo «amico» ha infatti deciso che darà comunque a Parma il 50% di quei 172 milioni che erano previsti per la metro. «Una mostruosità amministrativa - tuona Ubaldi -: due soggetti che si spartiscono soldi per un'opera finanziata, appaltata e poi annullata...». La regione Emilia-Romagna ha già fatto ricorso alla Corte costituzionale. Tutto per un clic.

le nuove bombe

Una bomba esplode nella notte e distrugge il portone d'ingresso del palazzo in cui abita un magistrato. Siamo in Calabria, non si muove foglia che la 'ndrangheta non voglia. La notizia desta inquietudine e preoccupazione, e segnala una lenta ma chiara evoluzione della strategia intimidatoria della mafia calabrese. Un segnale che significa, pressapoco, "non vi uccidiamo solo perché ancora non sappiamo se la cosa ci faccia comodo o meno". Certo, in momenti di sfacelo di Seconda Repubblica, con il ruolo primario della 'ndrangheta nei contatti politici (probabilmente la mafia siciliana è non sconfitta, ma talmente radicata in parlamento e in regione da non avere bisogno di ammazzatine o minacce di alcun tipo), viene facile tracciare inquietanti parallelismi tra la stagione attuale e quella delle stragi del '92. La notizia più inquietante, però, non è tanto questa, quanto il totale isolamento politico e mediatico a cui sono sottoposti i magistrati, indipendentemente dalle voci di facciata che si levano solidali solo in occasione di questi attacchi estremi.

Quello che mi fanno venire in mente i politici con la loro solidarietà di coccodrillo, sono scene da bullismo di prima media: ragazzini che ti picchiano, poi si presenta il capo a dire, con faccia di bronzo, "oh quanto mi dispiace, speriamo che non succeda di nuovo, se la saranno presa per qualche motivo, è proprio un peccato, mi dispiace, vedrai che magari non succederà più, ci penso io..."

(l'articolo, di Giuseppe Baldessarro, da qui)


REGGIO CALABRIA -
Questa volta il segnale è stato chiarissimo. Non ci sono dubbi sul fatto che nel mirino ci sia il Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Stanotte, pochi minuti prima delle 2, una bomba è stata fatta esplodere davanti al portone del palazzo in cui vive il magistrato reggino. Un boato che ha divelto il portone d'ingresso, devastato l'atrio e procurato danni ad alcune abitazioni vicine. Solo danni materiali, per fortuna nessun ferito. Di Landro abita tra l'altro in pieno centro, a Parco Caserta, zona residenziale della città dello Stretto. Un dedalo di viuzze molto frequentate a tutte le ore, anche in agosto.

"Contro di me, a partire dall'attentato a gennaio contro la Procura generale, c'é stata una tensione malevola e delittuosa crescente, da parte della criminalità organizzata, che si è personalizzata", ha dichiarato Di Landro, facendo riferimento alla bomba fatta esplodere la scorsa notte contro la sua abitazione. "Vogliono farmela pagare, evidentemente, per il fatto che ho sempre ed in ogni circostanza fatto il mio dovere di magistrato".

"Questo ennesimo grave episodio si inserisce in una lunga scia di intimidazioni e minacce, iniziata lo scorso tre gennaio, nei confronti della magistratura calabrese tutta", ha detto il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. "E' in corso una sfida alle istituzioni culminata", ha ricordato, "nel ritrovamento di una macchina con armi durante la visita a Reggio Calabria del presidente della Repubblica".

Secondo il presidente del senato, Renato Schifani, si è trattato di un "attacco al cuore dello Stato. Un gesto di gravissima violenza criminale che deve essere condannato duramente dalle istituzioni e da tutti gli italiani che credono e si battono per la legalità". E solidarietà ha espresso anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha condannato "con fermezza questo gravissimo attentato", esprimento al procuratore generale "la più sincera solidarietà e il più vivo ringraziamento per il Suo impegno, a nome mio personale e della Camera dei deputati".

La bomba, confezionata molto probabilmente con del tritolo, è stata collocata sulla soglia del portone d'ingresso allo stabile di sei piani, che si affaccia direttamente sulla strada. Per arrivarvi non è quindi necessario superare alcuna barriera. Un ordigno innescato probabilmente da una miccia a lenta combustione, che ha sradicato il portone, provocato lesioni all'atrio e mandato fuori uso l'ascensore. Il Procuratore Generale della Corte d'Appello, al momento dell'esplosione era in casa con la moglie. I primi rilievi sono stati fatti dalla polizia scientifica e dagli artificieri della polizia, che hanno raccolto sul posto alcuni frammenti della bomba e messo in sicurezza l'area bonificando - per il timore di altri ordigni - l'intera strada. Poche decine di minuti dopo l'allarme a casa Di Landro c'erano il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, il magistrato di turno Danilo Riva e il questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona con Diego Trotta, uno dei dirigenti della squadra mobile.

Quello di ieri è solo l'ultimo degli episodi che si sono registrati ai danni di magistrati reggini. Dalla giorno della bomba di fronte al portone della Procura Generale 1 (il 2 gennaio scorso) ad oggi l'elenco delle toghe minacciate è particolarmente lungo. Ad inizio anno, una bombola di gas innescata con del tritolo fece tremare l'ingresso degli uffici della Procura generale in via Cimino, a poche decine di metri dal Tribunale nel quale è ospitata la Corte d'Appello di Reggio. Nei mesi successivi sono state intercettate una serie di lettere di minacce con proiettili inviate ai pm Giuseppe Lombardo (due volte) e Antonio Di Bernardo della Dda e una missiva intimidatoria fu indirizzata anche al Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone. Fino all'auto carica di esplosivo trovata a gennaio sul percorso previsto per la visita di solidarietà del presidente della Repubblica Napolitano 2.

Ci sono poi almeno due sabotaggi ad auto di giudici. Tra giugno e luglio infatti sono state svitati i bulloni delle ruote delle auto di servizio dello stesso Di Landro e del sostituto procuratore generale Adriana Fimiani. Nel caso del Procuratore Generale la ruota si staccò in un momento in cui Di Landro non era a bordo e il suo autista stava andando a velocità ridotta per delle commissioni in città. Un altro episodio inquietante ha visto protagonista ai primi di agosto il Procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo. Qualcuno ha infatti lasciato una cartuccia caricata a pallettoni sul parabrezza della sua auto di servizio parcheggiata all'interno del garage nel quale sono custodite tutte le macchine dei magistrati reggini, nel seminterrato del Tribunale. Messaggi mafiosi, con i quali la 'ndrangheta continua a dimostrare che è in grado di colpire chiunque e in qualsiasi posto.

Intanto, il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica della provincia di Reggio Calabria, riunitosi questa mattina in prefettura, ha deciso di potenziare la scorta al procuratore generale Di Landro. Nel corso del vertice, presieduto dal prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta, al quale hanno patecipato i vertici delle forze dell'ordine e il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, è stato anche deciso di attuare la vigilanza fissa dell'abitazione dello stesso magistrato.

mercoledì 25 agosto 2010

la Costituzione dimezzata

Immagino che a molti dei miei lettori esploderebbe il computer qualora aprissero la pagina web di "Famiglia Cristiana", per cui riporto qui sotto l'editoriale di Beppe del Colle di ieri, di cui hanno parlato ampiamente alcuni giornali.

(Lo potete trovare anche qui. Magari il vostro pc non esploderà, in fin dei conti Famiglia Cristiana era odiata da Ruini perché troppo "spregiudicata" in termini di morale e i Paolini furono "commissariati" nel 1999 per le loro posizioni non concordi con i vertici della Chiesa.)

Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate – qualora il piano dei “cinque punti” non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento – non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai “formalismi costituzionali”. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla “sovranità popolare” che finora lo ha votato.

La Costituzione in realtà dice: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro “formalismo”. Quanti italiani avranno saputo di queste parole? Fra quelli che le hanno apprese, quanti le avranno approvate, quanti le avranno criticate, a quanti non sono importate nulla, alle prese come sono con ben altri problemi? Forse una risposta verrà dalle prossime elezioni, se si faranno presto e comunque, come sostiene Umberto Bossi (con la Lega che spera di conseguire il primato nel Nord e, di conseguenza, il solo potere concreto che conta oggi in Italia). Ma più probabilmente non lo sapremo mai. La situazione politica italiana è assolutamente unica in tutte le attuali democrazie, in Paesi dove – almeno da Machiavelli in poi – la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, è stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione.

Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.

Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta.

lunedì 23 agosto 2010

Detenuto si impicca in carcere: è la 42esima vittima in Italia

(da qui)

Un detenuto italiano, Matteo Carbognani, di circa 30 anni, si è ucciso ieri sera nel carcere di Parma impiccandosi con le lenzuola. Sale così a 42 il numero di suicidi dall'inizio dell'anno nelle carceri italiane. Lo ha reso noto Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato di polizia penitenziaria Sappe.

Un agente della penitenziaria - ha spiegato Durante - è intervenuto immediatamente, ma non ha potuto salvare il detenuto, ristretto in una sezione detentiva nella quale ci sono altri 50 reclusi. "Si trattava di un detenuto al quale restavano da espiare meno di due anni di reclusione" e, ha aggiunto il dirigente del Sappe, "era seguito attentamente, tant'è che lo psichiatra lo aveva visitato due giorni prima".

"E' un bilancio tristemente grave - afferma il segretario generale della Uil Pa penitenziari Eugenio Sarno- che non può non pesare sulle coscienze di chi non ha saputo dare adeguate risposte alle incivili condizioni di detenzione e di lavoro all'interno delle carceri italiane".

"Alla ripresa dei lavori parlamentari i nostri politici, Alfano in testa, hanno il dovere etico e morale di fornire e favorire soluzioni utili per contenere la barbarie che ogni giorno - conclude Sarno - si afferma all'interno delle nostre prigioni attraverso l'inumanità, l'inciviltà e l'illegalità".

"Probabilmente - aggiunge il Sappe - sarebbe stato opportuno approvare definitivamente il disegno di legge Alfano sulle pene detentive brevi, prima della pausa estiva. Nel solo carcere di Parma ci sono circa venti detenuti che potenzialmente potrebbero usufruire di quella legge, oltre al fatto che il Corpo di polizia penitenziaria potrebbe finalmente avere i duemila agenti di cui si parla ormai da due anni. A Parma ci sono 539 detenuti, a fronte di una capienza di 418 posti detentivi, mentre mancano più di 50 agenti. Bisogna ricordare che nel carcere di Parma ci sono tre sezioni detentive chiuse, le quali non possono essere aperte per mancanza di personale.

In Italia, spiega ancora il sindacato, ci sono circa 6mila posti detentivi inutilizzati per mancanza di agenti. Infatti ne mancano 6.500 dalle piante organiche. "Sarebbe quindi opportuno prevedere l'assunzione di almeno altri tremila agenti di polizia penitenziaria, oltre ai duemila già previsti, in modo da poter aprire tutte le strutture ancora chiuse, come Trento, Ancona, Rieti (aperto solo in parte), il centro clinico di Catanzaro e tanti altri. Solo in Emilia-Romagna, se ci fosse il personale, si potrebbero ricavare a breve oltre mille posti detentivi. A Rimini, per esempio, c'è anche una sezione chiusa per mancanza di agenti, mentre dieci detenuti continuano ad essere ristretti in 12 metri quadrati".
 
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