giovedì 16 dicembre 2010

Uccide l'ex fidanzata, poi si spara e muore

(da qui)

Ha cercato di convincerla a tornare con lui, ma di fronte all'ennesimo rifiuto l'ha uccisa e poi si è tolto la vita con la stessa pistola. E' questa con ogni probabilità la dinamica dell'omicidio-suicidio avvenuto ieri pomeriggio a Borgo San Dalmazzo nel Cuneese. Sul delitto stanno indagando carabinieri e polizia e per ora si conoscono pochi particolari della vicenda. Lui, Franco Ruffinengo, 55 anni, commercialista di Carmagnola, avrebbe cercato per l'ennesima volta di convincere l'ex fidanzata a a rimettersi insieme. Lei, Vincenzina D'Amico, 53 anni, stava rientrando nella sua abitazione, in via Tevere 27, a Borgo.

Ruffinengo le ha chiesto di parlare. I due sono entrati in casa, ma poco dopo la discussione si è trasformata in un violento alterco. E' a questo punto che l'uomo avrebbe estratto la pistola, comprata solo nei giorni scorsi, minacciando la donna che ha anche cercato di scappare. Lui l'ha raggiunta e le ha scaricato addosso quasi tutto il caricatore. La donna è stata colpita da almeno una decina di proiettili, nonostante un ultimo disperato tentativo di fuggire dal balcone. Poi l'uomo si è sparato alla testa.

L'allarme è stato dato da vicini di casa che hanno sentito il rumore degli spari, ma quando forze dell'ordine e medici del 118 sono arrivati in via Tevere gli ex fidanzati erano entrambi già morti.

mercoledì 15 dicembre 2010

la violenza

Scrivo queste righe in un momento di grande turbamento e confusione. Come spesso mi avviene, dopo i primi momenti e le prime reazioni seguo una traiettoria incerta tra molte opinioni, più o meno sensate. E cerco di mettere a fuoco i pensieri, le sensazioni, capire qualcosa nella marea di fotografie, racconti, opinioni espresse.

Per quanto mettere su carta o su schermo delle idee tenda a dare loro un aspetto categorico, non sono una persona innamorata delle mie idee. Sì, ho alcune idee astratte, preconcetti ideologici e uno schema rigido su come relazionarmi analiticamente alla realtà - ma sul piano concreto mi ritengo capace di ammettere gli errori, di cambiare idea e di sapere guardare ai fatti da diverse prospettive, cercando di immedesimarmi con i punti di vista altrui. Cosa che non mi rende facile prendere una posizione definitiva, e quindi che mi costringe a ragionare sulle cose più di quanto in genere vorrei (leggi: a oltranza).

Per questo apro uno spazio di riflessione. A buttare una serie di impressioni mal digerite sulle quali vi invito a darmi le vostre opinioni e critiche.

Premessa. Lo stato della società italiana è a pezzi e la gente è frustrata. Come dicevano altri qui, "è più violento chi tira un sampietrino o chi distrugge le dignità di persona ad un lavoratore a Pomigliano"?

La data. Non so se sia stata scelta prima la data della manifestazione o quella del voto di fiducia, ma la coincidenza fra i due fatti è stata assai sfortunata. Se gli organizzatori speravano di porre una pressione politica agli "incerti", hanno fallito, e la cosa era prevedibile. Se speravano di festeggiare una eventuale caduta del governo, hanno sbagliato la previsione. La scelta della data è stata infelice anche per questo: era facile pensare che, in caso di tenuta del governo (una eventualità sempre più probabile col passare dei giorni), ci sarebbe stata frustrazione diffusa - terreno fertile per coglioni o provocatori dell'una e dell'altra parte.

Il servizio d'ordine. Dov'era il servizio d'ordine? C'era un servizio d'ordine? Parliamoci chiaro: la situazione degli ultimi anni, a partire dal G8 di Genova del 2001 in Italia, ma dal G8 di Seattle nel mondo, è diventata sempre più tesa. Al di là delle questioni socioeconomiche e del "complotto capitalista" contro lo stato sociale, il risultato di tutto questo è un altissimo livello di scontro in piazza, come non si vedeva dagli anni settanta. E quindi?

E quindi quello che manca dolorosamente a questa "classe manifestante" è un servizio d'ordine, un "cordone sanitario" che tenga tra la polizia e i manifestanti. Disciplinato e mirato a impedire qualsiasi provocazione che arrivi (fisicamente) "dall'interno", dai manifestanti veri o presunti. Peraltro, bisognerebbe anche invitare tutti i manifestanti, ripetutamente e con megafoni, a tenere tutti il volto scoperto. La sciarpa o la kefiah a coprire il volto fanno molto "intifada", ma alla fine servono solo a coprire gli eventuali provocatori.

Rivolta o rivoluzione? Ieri ci sono stati amici, conoscenti e blogger che hanno parlato di "rivoluzione". Ora, ci sono diversi livelli ai quali si può vedere la cosa. Intanto, per parlare di rivolta o rivoluzione serve una iniziativa dei manifestanti. Se in preda alla frustrazione hanno assalito la polizia, le banche, i chioschetti degli immigrati e le macchine di chi non c'entrava niente, hanno sbagliato. Se hanno risposto agli assalti della polizia, non ho nulla da eccepire - personalmente fantasticherei di mantenere un aplomb gandhiano, ma se picchiassero mio fratello o una mia amica non credo che starei lì con la faccia da santo a lasciarli fare. Così come non è facile, una volta che sia partito il casino, starsene con le mani in mano. Ovviamente bruciare una macchina o tirare sampietrini ai passanti (non ai poliziotti, una volta che sia cominciata la rissa e il caos) non credo mi verrebbe mai in mente.

Detto questo, c'è chi si augura che sia un segnale per una rivoluzione. Ma come dice il mio amico Grass, "sono contrario a ogni forma di violenza che non sia mirata e risolutiva". Sono pacifico ma non pacifista, ma sull'aspetto "rivoluzionario" mi domando: si può fare una rivoluzione di minoranza? In una democrazia (pur con tutti i limiti del caso), non lo trovo giusto. E se fossimo "maggioranza" probabilmente non ci sarebbe bisogno di rivoluzione. Infine, quante speranze di successo avrebbe una "rivoluzione"? Zero secco. In compenso si attirerebbe ostilità della popolazione e si facilita un inasprimento ulteriore della repressione e un rafforzamento del sistema che si vuole abbattere. Non credo che ci siano condizioni, non credo che ci sia neanche la cultura per una azione rivoluzionaria. Non riusciamo neanche a metterci d'accordo per votare un partito o fare una manifestazione senza scontri, figuriamoci ad abbattere un governo democraticamente eletto in un contesto storico come quello attuale.

Siamo realisti: anche solo parlarne è ridicolo. La rivoluzione di cui abbiamo bisogno è culturale, si combatte tutti i giorni col dialogo, la persuasione e la resistenza intellettuale; si combatte al supermercato, si combatte in libreria, si combatte nelle università e si combatte votando anche quando lo schifo e l'angoscia superano ogni livello di guardia. Si combatte andando alle manifestazioni, mandando giù le provocazioni, iscrivendosi ai sindacati, iscrivendosi ai partiti e facendo politica dall'interno. Si combatte facendo informazione e prendendo a schiaffi (virtuali) gli apatici e gli indifferenti, fino all'esaurimento delle proprie forze. E qui ho fatto un po' di retorica da quattro soldi.

Agenti provocatori. Ieri la massa dei blogger sinistronzi sono passati dall'esaltazione della violenza rivoluzionaria al "è tutta colpa dei black block". Io non c'ero e le dinamiche non le conosco; e non mi convincono le foto, la cui interpretazione è spesso condizionata dai pregiudizi ideologici (un tizio vestito da manifestante con un manganello sarà sempre un agente infiltrato per i sinistronzi ma sempre un manifestante che ha rubato il manganello ai poliziotti per i reazionari). Personalmente non ho bisogno di alcuna foto per credere che ci siano stati agenti provocatori infiltrati perché da questo governo (e dai vertici delle forze dell'ordine) mi aspetto di tutto.

E sono anche convinto che molti dei poliziotti che sono lì non lo sanno, o non ci credono, e credono alla favola del "cattivo no-global" che vuole solo spaccare tutto, così come noi sinistronzi crediamo che tutti i poliziotti siano fascisti che non aspettano altro che di spaccarci la testa. E intanto a godere sono i fascisti veri, quelli che stanno nelle istituzioni e che poi godono della violenza.

Spot governativo. Perché poi tutto questo in fin dei conti serve ad accrescere la confusione e le divisioni fra le opposizioni, e a rafforzare il governo, specialmente nell'opinione pubblica "moderata", quella borghese, tendenzialmente superficiale e reazionaria, quella che ha paura che i comunisti le rubino tutto anche se non ci hanno un cazzo (Ugo Tognazzi in "Vogliamo i colonnelli", due post più sotto). "Di queste cose non ce n'è bisogno" (Roberto Vecchioni in "Calle mai più").

PS: Con questo non intendo né intenderò MAI che non si debba manifestare o fare scelte difficili per paura di "infastidire" il "popolino". Solo che se vogliamo arrivare da qualche parte, dobbiamo essere MEGLIO. Così non basta.

martedì 14 dicembre 2010

Madre e figlio massacrati: prima di morire l'intervista shock

(di Maurizio Bologni, da qui)

E' come se nell´intervista radiofonica, rilasciata a «Radio studio 54» di Scandicci due settimane prima di essere massacrato in casa assieme a sua madre Bruna Boldi, Gianni Coli indichi agli investigatori la strada da battere per scoprire il suo assassino. Un´intervista scomoda. Che a qualcuno può aver dato noia. «Fa i nomi di due italiani quarantacinquenni che frequentava e di un giovane extracomunitario che aveva conosciuto una settimana prima» sostiene Guido Gheri, da sempre patron di «Radio studio 54», che promette di rimandare in onda il servizio stamani alle 11. E proprio stamani la polizia è andata negli studi dell'emittente fiorentina per acquisire i file della registrazione.

«Era nervoso, non riusciva a stare seduto, voleva fumare una sigaretta dietro l´altra». Così Guido Gheri ricorda l´incontro avuto con Gianni Coli negli studi della sua radio due settimane fa, un venerdì sera, quando va in onda la trasmissione «Donne su facebook» condotta da due ragazze, Alessandra e Silvia.

«Da sempre la mia è una radio attenta ai problemi dell´omosessualità - spiega Gheri - avevo invitato Coli che conosco da tempo per raccontarsi». Ma a quanto dice il fondatore dell´emittente radiofonica, Coli si sarebbe spinto molto oltre.

«In diretta ha fatto i nomi di due uomini che dormivano abitualmente a casa sua - sostiene Gheri - ha raccontato di dove erano e dove lavoravano, ha spiegato il suo diverso grado di coinvolgimento sentimentale con l´uno e con l´altro. Ha anche detto di essere piuttosto ‘preso´ da un ragazzo extracomunitario conosciuto per caso appena una settimana prima vicino al Tenax». Da quanto riferisce Gheri, a microfoni spenti Coli avrebbe anche confessato di aver avuto relazioni con due persone molto in vista della città. «Due ‘nomoni´, davvero» dice il leader storico di «Radio Studio 54», che promette di rimandare in onda stamani la trasmissione e che sarà adesso quasi certamente sentito dalla polizia come teste, soprattutto se la registrazione radiofonica confermerà questi contenuti.

Intanto, ieri, la polizia ha continuato a sentire parenti e conoscenti delle due vittime. Esclusa l´ipotesi che madre e figlio possano essere stati aggrediti e uccisi da un balordo che alle 2.30 della notte ha scampanellato a molti portoni del palazzo di via Baccio da Montelupo chiedendo aiuto e a cui - si era ipotizzato - Gianni e sua madre, che erano persone generose, potrebbero aver aperto il portone di casa. Quell´uomo sarebbe stato identificato. E´ un mendicante habitué della zona, non nuovo a scampanellate notturne, ma a quanto pare innocuo.

domenica 12 dicembre 2010

venerdì 10 dicembre 2010

Carotenuto sul caso Assange

L'ottimo Gennaro Carotenuto scrive:

Infatti, se un rompiscatole come il fondatore di Wikileaks va gettato in galera per un motivo qualsiasi né più né meno come gli sarebbe successo se fosse stato iraniano o cinese, allora cade la maschera. Il segreto di Stato vince sul diritto dei cittadini a sapere, anche in paesi come la Svezia o gli Stati Uniti. Ma se il segreto, la riservatezza, viene presentato addirittura come l’architrave della tenuta del sistema democratico, fino a trattare Wikileaks come un’organizzazione terrorista, allora è il modello stesso di “società aperta” a divenire un ferrovecchio. E’ difficile dire se Assange paghi per i cascami della guerra al terrorismo dell’era Bush o se una triste campana a morto stia disegnando il XXI come il secolo degli autoritarismi, ai quali neanche l’Occidente liberal-democratico, dall’ipocrisia rivelata ad Abu Ghraib a quella dei paradisi fiscali, è capace di sottrarsi. Davvero l’Occidente può sentirsi sollevato perseguitando e non perseguendo la trasparenza? Oppure il valore etico di tale trasparenza dato dalle rivelazioni di Wikileaks, ne ha scritto con autorevolezza Sabino Cassese, sulle torture in Iraq come sul golpe in Honduras, ne dovrebbe essere la principale fonte di legittimazione? Come può l’Occidente attaccare la Cina per l’imperdonabile condanna a Liu Xiaobao e per il ridicolo boicottaggio di questa e di suoi alleati (tra i quali alcuni latinoamericani) del Premio Nobel, se col caso Wikileaks non sa farsi carico di rilanciare la trasparenza come valore fondativo? Frattini o Assange?


E ancora:

La domanda indispensabile da porre allora è: il fango che sta inondando la politica internazionale è stato prodotto o solo rivelato da Wikileaks? La risposta è evidente a chiunque sia in buona fede. Il fango c’era anche prima ed ha ragione Noam Chomsky a sostenere che Wikileaks riveli soprattutto che una parte importante dell’attività dei governi (democratici) è oggi evidentemente dedicata a evitare che i cittadini sappiano cosa i governi fanno. Per noi, ed è alla base del sistema democratico che quegli stessi governi sostengono di incarnare, è meglio sapere.

martedì 7 dicembre 2010

Addio a Monicelli

Questo è un pezzo su Monicelli che è stato scartato da Bile, il nuovo sito gestito da quei pazzerelli di ScaricaBile. Non era in linea con la linea editoriale, mi hanno detto! Comunque non è un buon motivo per non andare sul nuovo sito e leggerci! Presto tornerò lì con la mia rubrica internazionale TrashaBile. Però non è neanche un buon motivo per non leggere e lasciarmi la vostra opinione sul pezzo!

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“Ma voi, voi almeno l'avete visto ridere?”

“Come?”

La domanda mi colse di sorpresa. Il vento gelido soffiava sulla strada battuta dalla pioggia. La chiesa, immensa, incombeva sul giornalista, dal viso scavato e dalle occhiaie profonde.

“Non capisce? L'ha mai visto ridere?”

La folla di persone si ammassava all'interno dell'edificio. Il Sommo di turno andava venerato. Dalla quantità e dalla qualità delle persone si capivano sempre molte cose. Quanti vecchi, quanti giovani, quanti ricchi. Se c'erano più giovani con le kefiah o con le sciarpe viola - complotto dei commercianti o rivoluzione colorata dei Soros e dei Segretari di Stato americani? Se c'erano più ragazzi coi tatuaggi o con i capelli lunghi; con le sigarette o con le canne. Il funerale di una persona importante è sempre un evento politico.

Vorrei vedere qualcuno ridere a un funerale. Bestemmiando, magari, a cielo aperto, dio e gli uomini. Ma non è così che si fanno le rivoluzioni; non è facendo casino, aveva detto lui. Lo scrivo con la minuscola in segno di rispetto.

“No, non l'ho mai visto ridere. Era sempre accigliato.”

“Eppure faceva film così divertenti! Scriveva cose così divertenti!”
“Lei dice?”, risposi, addentando il mio panino con la finocchiona, mezzo bagnato dalla pioggia, mezzo impiastricciato della carta stagnola che ci si era attaccata come a uno scoglio di farina nel mare di lacrime versato dalla folla adorante.

“Era così bravo, era così bello.”

Le voci della folla mi assordano. Sono sempre le stesse e si ripetono come un'onda tremolante, allargandosi sempre di più, fino a sparire.

“Lei non dice che ci fosse una certa luce nei suoi occhi, un certo sguardo?”

“Ma non lo so, io non lo conoscevo... Ci ho mangiato un panino una volta. C'era questa manifestazione immensa, e lui che veniva intervistato... E poi siamo finiti seduti su un muretto... E io non gli ho nemmeno rivolto la parola... Lo guardavo e lo ascoltavo. Ci hanno presentati, gli ho detto il mio nome, gli hanno detto quello che faccio e mi ha augurato di far bene. Come farebbe chiunque. Chi cazzo ero io per lui? E poi chi era lui per me? L'autore, lo scrittore, o solo un vecchio come tanti. Ma quei tanti non ce li presentano mai.”

Il giornalista mi guardò attonito, questa tirata non se l'aspettava. Perché alla fine quando muore uno sono tutti lì ad applaudire, e non c'è mai nessuno che sappia alzarsi in piedi e dire: questo sì, quest'uomo mi è piaciuto per questo, ma per questo no, fare i distinguo, fare le critiche; e se davanti al successo non le si è fatte in vita, per questi nomi che ormai bisogna toccare con attenzione, da morti sono tutti uguali, orrendamente uguali, all'occhio bovino del popolo, svegliato solo per poppare il latte avariato dell'ennesimo spettacolo.

“Ma insomma, lei che lo ha incontrato, com'era nel privato Enrico Vanzina?”

“Lei ha sbagliato persona, io non sono venuto a questo funerale. E' solo che ho un appuntamento qui vicino con un amico. Per il tributo a un regista, morto tanti anni fa.”

Mi allontano, lasciando il giornalista spiazzato. Chissà chi credeva che fossi. Percorro quanto più in fretta possibile il marciapiede e raggiungo il mio amico proiezionista. Sotto il braccio ha le bobine di “Brancaleone” e di “Un borghese piccolo piccolo”. “Amici miei” no, quello era un progetto di Germi.

Comunque penso che chi vuole davvero bene a Monicelli sia ora con gli studenti e i ricercatori che manifestano. Non sta linkando spezzoni di youtube, e non sta scrivendo necrologi su blog.

E questo vale anche per te che mi leggi.

mercoledì 1 dicembre 2010

inchiesta sulla spazzatura in Sicilia

Anche se tutti parlano di Napoli, non solo di questo si occupa la Commissione d'Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti. Commissione bicamerale presieduta da Pecorella, uno dei tanti avvocati di Berlusconi, e a maggioranza centrodestra.

Tale commissione ha avviato una indagine sullo stato dei rifiuti in Sicilia, indagine conclusa da un rapporto approvato all'unanimità il 20 ottobre del 2010.

Rapporto impietoso, tra le altre cose, con figure quali il sindaco di Palermo e il sindaco di Trapani.

Il rapporto sta venendo ora esaminato in tutte le sue 135 pagine da Alla-Fonte, il sito di informazione a cui mi pregio di collaborare.

Per ora sono uscite 4 puntate che studiano e riassumono i contenuti del documento:

Palermo: la situazione e i problemi

Palermo: le cause

Trapani: i problemi e gli illeciti

Trapani: le infiltrazioni mafiose

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