martedì 19 maggio 2009

Berlusconi corruttore

Ok, perfetto, è ufficiale; non sappiamo ancora se Berlusconi sia un adultero, un pedofilo o amico di un camorrista, ma una cosa è certa: Berlusconi è un corruttore.

Ora, sarebbe bello che uno nella sua posizione si dimettesse e si facesse processare. Sarebbe stato bello che il Presidente Napolitano non avesse firmato quell'orrore giuridico che è il lodo Alfano, senza il quale il signor Silvio Berlusconi sarebbe attualmente condannato a diversi anni di galera per aver corrotto un giudice per salvare i propri interessi privati.

Sarebbe anche bello che i telegiornali nazionali parlassero di questa notizia, che dovrebbe oscurare per giorni e giorni qualsiasi altra cosa (altro che Veronica e Noemi o l'influenza suina).

Stasera alle 20:00 tutti sintonizzati sul TG1 per vedere se e come sarà presentata la notizia.

PS: ho scaricato il testo della sentenza, cercherò di renderlo disponibile a tutti il prima possibile

lunedì 18 maggio 2009

postilla su Sacconi

Negli ultimi 8 anni Silvio Berlusconi ha governato l'Italia per 6. Però la colpa dei salari bassi, secondo il ministro Sacconi, è colpa della sinistra e della borghesia parassita che la vota...

Come il lupo della favola...

Crisi: le analisi tecniche smentiscono i politici

Mentre il sistema continua a farci credere che la crisi sia cosa superabile e che i 540mila posti di lavoro persi in USA nel mese di aprile siano un dato foriero di belle speranze, noi, più realisticamente, preferiamo valutare l'attuale stato dell'arte in termini squisitamente tecnici. Al momento il recupero visto sulle piazze finanziarie appare solo un grosso rimbalzo tecnico e non ancora una solida impostazione rialzista.

[...]

Intanto, parallelamente a una visione ottimistica, e volutamente non tecnica, il sistema sta già cercando di programmare il futuro per garantirsi il rientro dei deficit pubblici che saranno aumentati in maniera esponenziale da questa crisi. Abbiamo visto che il nostro Paese avrà un rapporto debito /Pil elevatissimo e abbiamo analizzato (intervento dell'08 maggio) come in Italia si sia modificato, proprio per questo scopo, il rapporto di erogazione di fondi tra Stato ed Enti locali con il "federalismo fiscale".

Pensare che solo in questa maniera si possano raggiungere gli obiettivi di rientro è oltremodo ottimistico, fino all'ingenuità. Il mese scorso (intervento del 14 aprile) abbiamo posto l'accento sul fatto che le pensioni, altra voce importante di spesa per lo Stato, sono state in passato largamente riviste con tutta una serie di riforme. A questo proposito è utile mettere in evidenza che la scorsa settimana sia il libro bianco sul Welfare, sia uno studio parallelo del CER-CNEL, hanno evidenziato che "la piena applicazione a partire da gennaio dei nuovi coefficienti di trasformazione potrebbe non bastare a riequilibrare la spesa previdenziale". Nuove restrizioni, quindi. Già adesso, in attesa che le acque si calmino per poter nuovamente metter mano alla materia, "c'è una sola indicazione di policy: allungare le carriere lavorative".

Lavorare di più, quindi, per ottenere, in sostanza, comunque di meno visto che nei prossimi anni andrà a regime il sistema contributivo che prevede un calcolo della pensione molto più penalizzante rispetto al passato. Ma i problemi non finiscono qui. Dal cappello a cilindro del gestore pubblico, infatti, sta spuntando una nuova idea: il federalismo sanitario, non bastasse quello fiscale. Lo scopo è sempre lo stesso: risparmiare e raddrizzare i conti. Al centro del disegno, evidenziato dal libro bianco del Governo, ci sarà sempre il Servizio Sanitario Nazionale ma sarà dato spazio alla cosiddetta sanità integrativa "per ridisegnare il Ssn nel segno "dell'universalismo selettivo" (!!!) che costringe tutti a fare i conti con la scarsità delle risorse prevedendo il ricorso anche a misure dolorose come tariffazioni e compartecipazione ai costi dei servizi".

In poche parole, dovremo dire addio anche al modello sociale di sanità così come lo conosciamo, mettere mano al portafogli e pagare. Vengono utilizzati termini denigratori per il passato e positivi per il nuovo modello. Viene detto che questo passaggio avviene tra un precedente modello "assistenziale" (come se le tasse non si pagassero anche per la sanità), e un modello delle "responsabilità condivise", come se nel pagare due volte, prima come contribuenti e poi come fruitori di servizi, ci fosse una qualche condivisione con qualcuno.

Le Regioni che non manterranno l'equilibrio finanziario in materia dovranno provvedere al saldo tramite inevitabili aumenti della pressione fiscale. Le Regioni attualmente maggiormente in difficoltà sono, manco a dirlo, nel centro-sud: Lazio, Campania e Sicilia dove si colloca ben l'85% del deficit sanitario complessivo. Quindi buio pesto per il cittadino in termini di pensioni e sanità e seri problemi di tenuta finanziaria per le famiglie italiane appartenenti anche alla media borghesia che nel futuro dovranno sostenere sempre più il peso dell'allontanarsi dello Stato dalla politica sociale. Con quali redditi si dovrà sostenere questo peso, poi, è tutto da vedere. Già ora il livello degli stipendi italiani è tra i più bassi a livello europeo e ha subito una perdita di potere di acquisto progressivo negli anni. Recentemente, inoltre, si è deciso di modificare, con durata triennale, l'adeguamento economico dei contratti nazionali di lavoro, legandolo non più al tasso di inflazione programmata (comunque nazionale) ma a un indice previsionale calcolato sulla base dell'indice armonizzato europeo (Ipca), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati, calcolato da un soggetto terzo. Il problema è che l'Italia imbarca un'inflazione molto maggiore di quella europea alla quale si agganceranno i contratti. In questo modo il lavoratore italiano, temiamo, non solo non recupererà mai il divario di potere di acquisto rispetto agli altri Paesi europei ma rischierà seriamente di veder precipitare, col tempo, il proprio reddito a livelli di mera sussistenza.

Un quadro d'insieme davvero amaro e drammatico. Come abbiamo rilevato (intervento dell'8 maggio scorso), le regioni del sud del Paese saranno le più colpite. Confermiamo a questo proposito il sospetto che in futuro, anche proprio per questa necessità di accattivarsi il consenso nel meridione, potremo assistere all'ennesimo trasformismo del sistema che avvalendosi di personaggi apparentemente non compromessi con il passato, incanalerebbe su binari gestibili l'inevitabile protesta popolare. I personaggi che avranno questo compito, quindi, andranno reperiti dal sistema tra coloro che possono avvalersi di radici ben profonde e storicamente consolidate nelle regioni del sud d'Italia.

(The Advisor, 18 maggio 2009, via "la Voce del Ribelle")

sabato 16 maggio 2009

Fuori i precari africani e gli italiani dicono sì

(Jenner Meletti, "la Repubblica", 16 maggio 2009)

CASTELFRANCO VENETO - Sono ben curati, i piccoli prati che circondano gli stabilimenti della Global Garden products. Nessuna meraviglia: l'azienda produce tosaerba e trattorini per il giardinaggio e li esporta in mezzo mondo. La Global Garden rischia però di esportare - o almeno diffondere in tutto il Nordest - un'altra innovazione: il licenziamento deciso per discriminazione razziale.

"Qui hanno applicato - dice Aziz Bouigader, 40 anni, marocchino, da 19 anni in Italia e delegato Fiom - un proverbio vecchio come il mondo: morte tua, vita mia. Vita ai garantiti, morte per i precari, in parte donne e soprattutto extracomunitari". L'azienda ha fatto sapere a tutti i dipendenti a tempo pieno che non poteva assumere i "terministi" che a norma di legge, dopo 36 mesi di contratti a termine, avevano diritto all'assunzione a tempo indeterminato. "Se prendiamo anche quelli - hanno fatto sapere - rischia di crollare tutto. Chiuderemo qui e andremo a produrre in altri Paesi". E allora quasi tutti si sono spaventati e hanno accettato il ricatto. Cisl e Uil hanno detto sì all'azienda e a pagare sono stati i più deboli.

"Se qualcuno deve stare a casa - dicevano qui in fabbrica - meglio loro che noi. Purtroppo hanno ragionato così anche tanti nostri iscritti della Fiom". Ha buona memoria, Paolino Barbiero, segretario della Cgil di Treviso. "Vent'anni fa - dice - sulla statale Feltrina c'erano le prime scritte della Lega: "Via i terroni dal Veneto".

Adesso i "terroni" sono ben inseriti e in gran parte votano Lega. Ma la voglia di mandare a casa sua qualcuno non è mai passata: così all'ex Castelgarden sono stati mandati via i terministi del Senegal, della Tunisia, del Ghana, del Marocco? Anche questo è apartheid". La vicenda di Castelfranco spaventa perché può essere l'inizio di una strada tutta in discesa. "C'era la solidarietà operaia, una volta. Oggi è un ricordo. La Global Garden sapeva che i tempi erano pronti per mettere coloro che si credono più forti contro i più deboli. E i più forti hanno abboccato".

Seicentocinquanta operai fissi, più di 400 terministi. Stipendi da 1.200 euro. Alla Global Garden gli iscritti ai sindacati sono il 40%. Quattro delegati Fiom, 3 Fim Cisl, 5 Uilm. "La cosa che più mi ha colpito - dice Aziz Bouigader, il delegato - è che io, marocchino, ho dovuto spiegare agli italiani cosa può fare o non fare un sindacato. Ho raccontato che la deroga chiesta dall'azienda non poteva essere concessa. Lo dice espressamente il contratto firmato l'anno scorso, con Cisl e Uil assieme a Finmeccanica. Se togliamo diritti ai più deboli - ho detto - anche noi garantiti presto saremo umiliati. Ma non c'è stato nulla da fare. La paura di perdere il lavoro è terribile. Mi hanno anche minacciato, dicendo che mi avrebbero spezzato le gambe, se la Fiom non avesse accettato la proposta dell'azienda. E così, alla fine, c'è stato quello che è stato chiamato referendum. Il 68% ha detto sì alla deroga".

Solo qualcuno dei 140 terministi potrà rientrare in azienda. "Ma solo - dice Elio Boldo, segretario della Fiom di Castelfranco - se l'azienda li chiamerà davvero. E intanto già parla di un calo del fatturato, da 561 a 450 milioni. Più che di contratti, si sente aria di cassa integrazione".

Era un simbolo di integrazione, la Castelgarden. Negli anni '90 fu la prima in Italia ad aprire una moschea in azienda. "Il clima è ancora buono - conferma Aziz Bouigader - e non credo che la cacciata degli extracomunitari sia stata provocata dal razzismo. Il vero scontro è fra chi è assunto e chi no, anche se non è un caso che fra gli assunti la maggioranza sia di italiani e fra i precari la maggioranza sia di extracomunitari. Questa che è stata avviata qui è soprattutto una guerra fra poveri e abbiamo perso tutti. Io spero che i lavoratori adesso capiscano. Certe cose non le puoi decidere con un referendum. Un operaio non può dire che un altro operaio non ha il diritto di lavorare".

"Gli amici della Cgil - dice Antonio Bianchin della Fim Cisl - non hanno accettato la deroga. Noi sì, perché non possiamo accettare altri crolli dell'occupazione. In cambio, la Global Garden ha assicurato che almeno fino al 2012 non farà delocalizzazioni e assumerà chi ha già fatto 36 mesi come "terminista"". Secondo la Cisl "il razzismo non c'entra". "Il 55% dei lavoratori, fissi e precari, sono extracomunitari. Siamo tutti fratelli, e sulla stessa barca".

Davanti alla fabbrica, in pausa pranzo, si raccolgono poche parole. "Sei hai il mutuo da pagare, pensi a quello, non al senegalese che non sarà assunto. Solo qui nel Trevigiano ci sono 15.000 metalmeccanici in "cassa". Fuori di qui, dove vai?". C'è chi legge un libro, chi prende il sole. "Se un'azienda - dice Candido Omiciuolo, segretario Fiom di Treviso - non assume extracomunitari che ne hanno pieno diritto, si debbono usare solo due parole: discriminazione razziale".
(16 maggio 2009)

giovedì 14 maggio 2009

"il Giornale" di Mario Giordano versus i Musi Gialli

Come potete vedere qui sotto, "il Giornale", diretto da Mario Giordano e di proprietà di Paolo Berlusconi, scatena la reazione nientemeno che dell'Ambasciata del Giappone in Italia, chiamando in un articolo "musi gialli" i giapponesi che hanno conferito uno dei tanti premi internazionali di nessuna importanza a Lamberto Dini, ex-primo ministro e tra i responsabili della caduta del governo Prodi nel 2008.

Un altro passo avanti per l'Italia verso il razzismo, nel segno degli scherzi berlusconiani.

Questo è l'articolo de "il Giornale":


Questa è la reazione dell'Ambasciata:


Cliccando qui potrete leggere la lettera di protesta sul sito dell'Ambasciata (sia mai che me la sia inventata).

martedì 12 maggio 2009

Non farti fregare al Referendum del 21 giugno

Il 21 giugno saremo chiamati a un ennesimo referendum, in questo caso sulla legge elettorale.
I media non ci hanno informati a dovere, non ci stanno informando, non ci stanno dicendo la verità.

Il referendum non è per l'abolizione del porcellum!

E non è nemmeno per il ripristino delle preferenze!
Vogliono solo farvelo credere per farvi votare "sì" all'approvazione di una legge-truffa paragonabile solo a quella che regalò l'Italia a Mussolini nel 1924.


L'attuale legge elettorale prevede che il 55% della Camera sia assegnato alla coalizione che vince le elezioni.

Se al referendum vincerà il sì, la nuova legge elettorale assegnerà il 55% di Camera e Senato al primo partito.

Il quorum non deve essere raggiunto:
Per questo bisogna ASTENERSI!

Con una legge elettorale del genere oggi Berlusconi e il PdL avrebbero il 55% di Camera e Senato, e nel restante 45% ci sarebbe il 10% della Lega.

Un numero di parlamentari incredibilmente vicino ai due terzi col quale chiunque potrebbe cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza (senza passare per un referendum di conferma).

Bisogna essere CONTRO al referendum!

Il Partito Democratico vuole che votiate sì al referendum:

Battersi con determinazione per regalare la maggioranza assoluta al proprio avversario è degno di un partito che ha perso la testa.


Ammesso e non concesso che la vittoria del "sì" non porti nell'immediato problemi di ordine democratico, il sì darebbe vita a un sistema bipartitico che non farà altro che farci scendere ancora la china del "votiamo il meno peggio". Il multipartitismo è "un'arma" in mano agli elettori per "ricattare" i partiti non virtuosi spostandosi su altri partiti della stessa coalizione. Invece di risolvere i propri problemi interni, il PD cerca di uccidere i propri alleati costringendoci a votare per loro con la scusa del "voto utile".

Cosa fare, quindi?

La cosa migliore possibile è far fallire il quorum del 50% necessario ad approvare l'esito del referendum. Ma ad astenersi c'è sempre il rischio che il quorum si raggiunga e che si disperdano dei voti NO.
La cosa migliore possibile è seguire in televisione l'andamento del voto: all'ultima rilevazione delle percentuali di voto, se il quorum dovesse essere stato raggiunto, andare a votare NO.
In caso contrario, astenersi.



PS: Anche il comportamento di Di Pietro e dell'Italia dei Valori è da criticare per la sua stupidità: prima hanno appoggiato la raccolta delle firme, e solo oggi, a un mese dal referendum, si rendono conto di cosa significhi. Potevano pensarci prima, e invece sono stati vittme e complici di questo tranello.


Fonti:

http://www.referendumelettorale.org/dettaglio/64282/Presentazione_dei_quesiti

http://www.donnapratica.com/articoli/2009/05/05/speciale-referendum-2009-testi-quesiti-spiegazioni-di-cosa-tratta-link-utili-referendum

Stefano Passigli spiega perché astenersi al referendum ai microfoni di Micromega.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/passigli-perche-il-referendum-minaccia-la-costituzione/

lunedì 11 maggio 2009

è uscito il nuovo ScaricaBile!

E' uscito ScaricaBile numero 15!!!!!!!!!!!!

Gratuito e sferzante periodico satirico!

Con un mio pezzo. Indovinate quale?
 
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