lunedì 17 novembre 2008

perché poi c'ha sempre ragione Rosy Bindi

Perché poi c'è chi ride di lei, magari, ma alla fine ha sempre ragione.

"Villari deve dimettersi o deve essere espulso, o la minoranza deve dimettersi in blocco dalla Commissione di Vigilanza Rai. [...] Noi del Pd non possiamo prestarci a queste operazioni" che sono "un esempio di trasformismo. [...] Diciamo da tempo che dobbiamo guardarci a sinistra, ma quelli che ci colpiscono alle spalle poi stanno sempre al centro".

Che cosa aggiungere?
Che il braccio di ferro sulla Commissione di Vigilanza Rai non è, come scioccamente dice qualcuno, una fissa per accontentare Di Pietro, bensì uno dei punti fondamentali su cui si gioca il mostrarsi differenti, il mostrarsi non corrotti né "inciuciari".

Perché da sempre la maggioranza ha votato a Presidente l'esponente dell'opposizione indicato dall'opposizione stessa, senza discutere. Così abbiamo avuto personaggi orripilanti quali Storace e quell'altro di AN così osceno che non riesco nemmeno a ricordarne il nome (Landolfi, nota delle 17:13). E il centrodestra si rifiuta di accettare Orlando perché ha detto che sarebbe stato inflessibile e non avrebbe risparmiato nessuno nel suo ruolo alla Vigilanza??? Ma stiamo scherzando?

Lo strappo istituzionale va sottolineato con una rinuncia totale alle operazioni della Commissione, che tanto è un organo totalmente inutile. Per cui che si cacci Villari a pedate dal partito, che ci si ritiri in blocco dalla Commissione e si lasci il centrodestra a baloccarcisi. Il messaggio lo si deve lanciare non agli elettori del centrodestra "irrecuperabili", bensì agli elettori del centrosinistra. Come possono i vertici del PD non capire che regalano nuovi voti a Di Pietro o, il che è ovviamente molto peggio, all'astensionismo?

E invece che faranno? Abbozzeranno, cambieranno candidatura, diranno "ma ecco però per cui quindi nell'ottica del dialogo"?

Né conforto, né compassione.

domenica 16 novembre 2008

"la Repubblica" fatta a pezzi dai Mauro e dai Giannini

Tra le tante fonti di fastidio e rabbia che mi suscitano le vicissitudini del nostro paese non posso non includere ai primi posti la perdita di qualita' di un giornale, "la Repubblica", che avevo sempre apprezzato molto per il taglio estremamente rigoroso dei suoi articoli, per l'obiettivita' delle sue critiche anche a sinistra. Negli ultimi tempi, in particolare dopo la sciagurata nascita dello sciagurato Partito Democratico (quindi ben prima della caduta del governo Prodi), "la Repubblica", guidata dal direttore Ezio Mauro e dal vicedirettore Massimo Giannini, ha avuto una decisa involuzione nei suoi editoriali e nella qualita' dei suoi approfondimenti politici, finendo troppo spesso per apparire come la velina neanche del PD, quanto della sua corrente veltroniana. Dopo avere appoggiato Veltroni nella sua "corsa solitaria" e essersi fatta portavoce del "voto utile" (anche, sorprendentemente, tramite giornalisti che tuttora stimo quali Zucconi e Scalfari), perse le elezioni di aprile si e' ritrovata in una crisi che ben riflette la crisi dell'opposizione (vedi il litigio tra D'Avanzo e Travaglio, roba da bambini di tre anni). I titoli di troppi articoli e sondaggi rasentano il ridicolo, roba da peggiori annate de "l'Unita'" (e' di pochi giorni fa il patetico "governo -4% ai consensi, la luna di miele col paese e' finita", alla quale il buon Prefe ha risposto "si', ora solo il 96% del paese e' con lui), ma sono soprattutto gli articoli del pessimo Giannini che mi lasciano perplesso. Il ruolo di Giannini a "la Repubblica" sembra, piu' o meno, quello di difendere Veltroni a prescindere. A seconda dei tentennamenti del grande capo, Giannini ha difeso poi attaccato poi difeso poi attaccato l'alleanza con Di Pietro. Ha chiesto l'alleanza con l'UDC dimenticandosi di chi siano Casini e Cuffaro. Ha festeggiato la vittoria in Trentino, vittoria ottenuta apparentemente grazie all'appoggio dell'UDC. Senza far notare che l'UDC in realta' non ha nemmeno partecipato alle elezioni, anche se ha detto ai suoi elettori di votare il candidato di PD e Italia dei Valori, che ha comunque preso il 57% dei voti. Ritengo improbabile che il 7,1% di questi voti vengano da fedelissimi elettori dell'UDC che sono andati a votare il candidato dei malvagi comunisti senza neanche poter votare il proprio partito, e allo stesso tempo che nessun elettore UDC abbia votato per il candidato della destra, ma queste considerazioni sono insufficienti per Mauro e Giannini, che invece si dimenticano naturalmente di citare il partito di Di Pietro. Giannini il cerchiobottista naturalmente critica anche l'operato di Epifani e CGIL considerandolo responsabile alla stregua di questo governo; una posizione talmente insostenibile perfino per "la Repubblica" odierna che il vecchio guru Scalfari ci apre sopra il suo editoriale per prenderne le difese.

Quello che mi irrita di Mauro e Giannini non sono le loro idee, bensi' il loro atteggiamento prono. In un giornale serio, per quanto schierato e dotato di una linea editoriale, e' bello e segno di democrazia avere opinioni diverse su come conseguire obiettivi, sempre nei limiti di una corretta informazione, filtrata tramite le proprie idee e le proprie opinioni. Non critico certo Giannini o Mauro perche' votano PD o perche' vogliono allearsi con l'UDC. Li critico perche' essi non esprimono proprie idee in maniera onesta e coraggiosa, bensi' fanno una cattiva informazione giorno-per-giorno, in una sorta di oblio del passato per cui finiscono per autorizzarsi a dire tutto e il contrario di tutto, purche' si possa sposare e difendere l'attuale posizione di Veltroni e dei suoi sodali. Chiunque abbia visto le riverenze imbarazzanti di Giannini a Veltroni durante la sua intervista su "Repubblica TV" (su internet) capira' di cosa parlo. Giannini e altri due personaggi di "la Repubblica" (mi pare Edoardo Buffoni e Paolo Garimberti) sono riusciti a far parlare Veltroni a ruota libera per un'ora sottoponendogli tremanti alcune innocue domande, senza osare nemmeno toccare i numerosissimi nodi che in questo momento attanagliano l'opposizione tutta e il suo piu' grande partito. Tutto il contrario di cio' che il vero giornalismo dovrebbe fare, e sicuramente un'operazione che non aiutera' in alcun modo il PD a risolvere i propri problemi, e ad aiutarlo a recuperare consensi che non ha.

Ne' conforto, ne' compassione.

venerdì 14 novembre 2008

Novità

Dopo un lungo periodo di silenziosa citazione, questo blog assumerà una lieve trasformazione, divenendo il ricettacolo della mia attività di editorialista, opinionista e tuttologo di quinta categoria.

Inizio il nuovo corso con un articolo di speranza sulla lotta alla prostituzione, una speranza che viene dalla Svezia.
Non so quanta gente segua questo blog, ma fatevi vivi con i vostri commenti. ;)

Prostituzione, la ricetta svedese, di Ranieri Salvadorini (la Repubblica Online, 14/11/08)

Per non smentire però il sottotitolo del blog, aggiungo questa inutile, ennesima polemica dei "più papalini del Papa" sulla campagna contro le violenze sulle donne:

Polemiche contro Telefono Donna per un manifesto con donna crocefissa (la Repubblica Online, 13/11/08)

Né conforto, né compassione.

martedì 4 novembre 2008

Filmati di Piazza Navona: Ultrà di destra minacciano la Rai

ROMA - Irruzione alla Rai, minacce ai giornalisti di Chi l'ha visto? Ultrà di destra contestano la messa in onda dei filmati che mostrato l'aggressione di mercoledì scorso ad un gruppo di giovani che manifestavano in piazza Navona contro il decreto Gelmini.

Una trentina di ultrà di destra, con il viso coperto da passamontagna, hanno scavalcato la scorsa notte i cancelli della sede di via Teulada, lanciando uova contro le pareti.

Stamane, telefonate di rivendicazione e minaccia sono giunte alla redazione di Rai3. "E' stato un atto dimostrativo", hanno detto gli estremisti. Hanno pure minacciato i giornalisti per quei volti degli aggressori di Blocco Studentesco mostrati durante la trasmissione.

giovedì 30 ottobre 2008

Un camion carico di spranghe


ROMA - Aveva l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".

(Curzio Maltese, 30 ottobre 2008)

venerdì 17 ottobre 2008

Bergamo, arrestato pedofilo: abusava delle giovani dipendenti

BERGAMO - Faceva lavorare nel suo bar ragazze dai 13 ai 18 anni pagandole in nero, poi le costringeva ad avere rapporti con lui minacciando di licenziarle: dopo due mesi di indagini è finito in carcere un uomo di 68 anni, gestore di un locale del Bergamasco. Gli uomini del comando provinciale di Bergamo, che lo hanno arrestato, lo hanno definito un "pedofilo seriale".

Secondo l'accusa l'uomo, incensurato, titolare di un bar in un paese dell'Isola Bergamasca, avrebbe abusato sessualmente di almeno sette ragazze tra i 13 e 18 anni, che "assumeva" in nero per lavorare al bancone del suo locale.

L'indagine è partita ad agosto dopo il racconto di una ragazza - ai tempi tredicenne - che ha riferito ai militari di aver subito pesanti avances dall'uomo. Gli inquirenti hanno rintracciato altre sei ex dipendenti del locale che negli ultimi dodici mesi sarebbero state costrette ad avere dei rapporti sessuali completi con il loro datore di lavoro.

L'uomo, sfruttando il rapporto professionale, conduceva con una scusa le sue vittime nell'appartamento sovrastante il locale e abusava di loro, spesso imponendo alle ragazze il silenzio sotto la minaccia di far perdere loro il lavoro.

Il barista, che vive da solo, cambiava commesse ogni due o tre mesi: pare che gli episodi ai danni delle ragazze proseguissero da almeno un anno. Le vittime hanno raccontato ai militari le loro esperienze, spesso con dovizia di particolari. Il presunto pedofilo è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. Ora è rinchiuso nel carcere di Bergamo, in attesa di essere interrogato dal gip.
(17 ottobre 2008)

mercoledì 1 ottobre 2008

"Con la coca ho iniziato a 13 anni"

«Con la coca ho iniziato a 13 anni, nei bagni della scuola. E´ stato per superare la vergogna di essere deriso dalla prof. e dalla classe che ho fatto il primo tiro della mia vita». A parlare è un ragazzino di Tor Bella Monaca, "costretto" dai genitori a frequentare un istituto del centro «così, tanto per poter dire che il figlio di un cassamortaro frequenta la stessa scuola di un ricco». La madre di Giovanni (il nome è di fantasia) è casalinga, il papà costruisce casse da morto al Collatino.

La prima volta è stata dunque nel bagno della scuola. La cocaina dove l´avevi comprata?
«Prima di entrare. Ho aspettato uno dell´ultimo anno che m´avevano detto che spacciava e quando l´ho visto gli ho detto: "Senti voglio provare anch´io un tiro di coca, che ce l´hai?". Lui s´è guardato attorno un attimo mettendo la mano nella tasca dei pantaloni poi mi ha dato una pallina di cellophane».

E quanto l´hai pagata?
«Cinquanta sacchi, per una pallina grande così, tutti i soldi che mi davano i miei in due settimane. Per me non era poco ma gli ho detto sì. Poi sono andato subito in bagno».

Eri solo?
«Sì, e non sapevo neanche come fare. Cioè l´avevo visto fare nei film, e anche in borgata da me, ai muretti, qualche volta avevo notato quegli strani giochi in strada con gli specchietti dei motorini rovesciati, la polvere bianca, la banconota arrotolata per farne una cannuccia. E io ho fatto lo stesso».

Era mattina presto?
«Nel cambio tra la seconda e la terza ora, mi doveva interrogare quella di italiano e ogni volta mi mortificava. Con quel tiro di neve sono andato alla grande: cioè, ho preso quattro, ma ho fatto ridere tutti i miei compagni che non mi hanno più preso in giro. Sono diventato una specie di eroe».

E´ così facile per un ragazzo della tua età trovare la cocaina?
«Sì, la cocaina ormai la trovi dappertutto: in centro, in periferia, nei locali, per strada, dove vuoi».

E perché ti piace tanto la cocaina?

«E´ difficile da spiegare...»

Prova.
«La coca non ti fa pensare, non ti fa venir paranoie... Quando pippo non devo più cercare un ruolo, non devo più pensare a un atteggiamento con le ragazze, con i compagni, con la prof, con me, con i miei genitori».

Ogni quanto la assumi?
«Ogni quanto mi va: 3, 4, 5 volte a settimana, dipende».

I tuoi genitori non hanno mai sospettato nulla?
«Penso di no, io con i miei genitori non ci parlo. Non ho niente da dirgli».

E se tua madre portasse un tuo capello ad analizzare in un laboratorio?

«Ci litigherei a morte perché hanno violato la mia riservatezza....la miglior difesa è sempre l´attacco».

(01 ottobre 2008)
 
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